Verso il derby, Amadeus: «Vinciamo con undici Radja»

Amadeus
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Amadeus si definisce un «tifoso passionale». Basti pensare che il suo amore per l’Inter lo portò a chiamare il suo secondogenito José, in onore di José Mourinho, il tecnico del Triplete del 2010. Amedeo Umberto Rita Sebastiani, entra tutte le sere nelle case degli italiani con I Soliti Ignoti. Stasera varcherà con l’intera famiglia i cancelli di San Siro per non perdersi il derby.

Quali sono le sensazioni per l’ennesima stracittadina al Meazza?
«Io vivo molto le partite, quindi sto pensando solo ed esclusivamente alla vittoria. Non voglio pensare ad altri risultati».

E’ il derby della rinascita delle milanesi?
«Il fascino del derby di Milano è sempre particolare. Sono due club che insieme hanno vinto tantissimo, quando sommi i palmares di Inter e Milan ti rendi conto dell’importanza della partita».

Quest’anno ancora di più…
«Sono due squadre abituate a lottare per i vertici. E’ vero, negli anni scorsi poteva sembrare una partita sottotono, ma la cornice di San Siro porta sempre la partita sotto i riflettori come se di fronte ci fossero la prima e la seconda in classifica».

Vedi due squadre più “avanti” di qualche mese fa?
«Sono migliorate entrambe, il mondo è ancora più curioso di vedere come finisce. San Siro offre uno degli spettacoli più belli al mondo, sarà anche stavolta così».

Ti piace questa Inter?
«Molto. Abbiamo cominciato con qualche difficoltà, ma stiamo facendo un percorso sensato e ragionato, con obiettivi precisi per riportare il club velocemente nel posto che le compete in Italia».

Quindi credi nello scudetto?
«Il posto che ci compete è là in alto per lottare per il titolo. Il rientro in Champions League, inoltre, è stato all’insegna di un’ottima partenza, quindi tengo che si faccia una bella figura anche in Europa».

E’ una squadra completa così?
«Penso che probabilmente verrà aggiunto qualcosa a gennaio nel centrocampo, che ha bisogno di un piccolo salto di qualità. Vecino e Brozovic sono due giocatori top, ma serve un ricambio per tutte le competizioni. In generale, la squadra è ben costruita, sono fiducioso che sarà un bel campionato. C’è da dire che sono sempre ottimista all’inizio di una stagione».

La Juve è inarrivabile?
«Quest’anno sembra peggio rispetto all’anno scorso. Potrebbe sembrare che sia già finita, ma tutte le squadre come Inter e Milan devono fare in modo che questo non accada. Se pensiamo che sia già tutto andato, è ovvio che poi possano mancare le motivazioni».

Vedi un’Inter in corsa?
«Il campionato è lunghissimo, tutto può accadere. Abbiamo il dovere di crederci sempre. Se arrivassimo secondi o terzi vorrebbe dire essere migliorati rispetto all’anno scorso e confermarci in Champions. Poi allo scudetto magari ci arriveremo in un paio di stagioni».

Chi toglieresti stasera al Milan?
«Nessuno, sono felice dei giocatori della mia Inter».

Allora cambiamo: chi apprezzi tra i rossoneri?
«Faccio il nome di Suso, prima di tutti. Poi ovviamente mi piacciono Higuain e Romagnoli».

Ma non li cambieresti con gli interisti in quei ruoli…
«Abbiamo una delle coppie più forti d’Europa in difesa, abbiamo Politano che sta dimostrando grande talento e abbiamo Icardi che è uno dei centravanti più forti al mondo. Aggiungo Lautaro Martinez…».

Credi nel suo talento?
«E’ il nuovo Aguero, sarà insostituibile».

Hai dimenticato Nainggolan?
«E’ il giocatore che ha dato scossa al centrocampo, ha migliorato l’intera squadra. E’ il simbolo di un lottatore, che non si arrende mai. Lo è sempre stato col Belgio, ma anche con la Roma, dove già lo rimpiangono. Solo chi ha lui in squadra, ne capisce l’importanza».

Pronostico finale?
«Mi limito a dire che se ci fossero undici Nainggolan, come spirito e approccio alla gara, l’Inter vincerebbe tranquillamente a mani basse».

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L’ANEDDOTO

IL 5 MAGGIO 2002

Nella vita del tifoso Amadeus ci sono tanti aneddoti da ricordare. Uno dei ricordi negativi è legato alla famigerata del 5 maggio 2002, quando l’Inter perse contro la Lazio e lasciò lo scudetto alla Juventus. «Ero all’Olimpico con tanto di sciarpa nerazzurra al collo – racconta proprio il presentatore –. Ero con amici laziali che mi facevano i complimenti per lo scudetto poco prima che iniziasse la partita. Quando finì in quel modo drammatico (4-2 per la Lazio e scudetto perso, ndr) girai tramortito sul lungotevere a cercare la mia macchina. Non ricordavo dove l’avessi parcheggiata, ci impiegai oltre due ore per trovarla, quando ormai la zona era deserta».

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