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14. 06. 2021 11:02

“Sex and the City” sbarca a Milano: la città vista dalle donne

Il progetto Sex & the city delle architette Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro indaga la città su insicurezza e uso dei mezzi da parte delle donne

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Vedere e vivere la città con gli occhi delle donne. E’ questo l’obiettivo di Sex & the city, non una versione milanese del telefilm dove Carrie e le sue amiche si divertivano nella loro New York, ma una ricerca delle architette Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro.

Il progetto parte da un bando di Urban Center, organo co-gestito dal Comune e dalla Triennale per raccogliere proposte sulla trasformazione di Milano. Della ricerca fa parte anche il questionario disponibile online (sexandthecity.space), che chiede ai milanesi come vivono la loro città a seconda del genere di appartenenza.

La maggior parte delle domande riguarda l’insicurezza che le persone percepiscono in punti specifici di Milano, le eventuali molestie subite nei luoghi pubblici, e l’uso dei mezzi di trasporto. Mi-Tomorrow ne ha parlato con le due ideatrici.

Sex and The city: la prospettiva rosa di Milano

Come nasce Sex and the city?
Florencia Andreola
: «Nel 2019 abbiamo vinto il bando di Urban Center proponendo il progetto di ricerca sulla lettura di genere degli spazi urbani. Era prevista una serie di eventi da svolgersi in Triennale, ma con la pandemia molte cose sono state riformulate. Abbiamo cercato di capire come le donne vivono la città, come la percepiscono a seconda delle loro esigenze. Lo scopo è offrire al Comune strumenti per pensare a politiche urbane più incentrate sulla presenza femminile».

La ricerca in cosa consiste?
F.A.: «Durante il primo anno abbiamo fatto una mappatura di Milano, osservandola attraverso lenti diverse: per il tema della violenza sulle donne abbiamo catalogato la rete dei centri antiviolenza, di ascolto e le panchine rosse. Poi abbiamo mappato i luoghi che agevolano la vita delle donne, come i punti dove possono allattare in tranquillità (gli “happy popping”), o i servizi igienici pubblici. Ci siamo occupate anche di una questione simbolica, che non influisce direttamente sulla vita delle donne, ma che funge da termometro della società: le vie sono quasi tutte intitolate a uomini. Il progetto Toponomastica femminile ha scoperto che in Italia solo il 3% di vie e piazze è dedicato a donne».

sex and the city

Questa mappatura è pubblica?
Azzurra Muzzonigro
: «Non ancora. Possiamo dire che ha messo in luce la mancanza di questi dati; perciò abbiamo avviato il questionario che chiuderemo a breve».

Che risposte state ricevendo?
F.A.
: «Crediamo che molte risposte siano pregiudiziali. Le stazioni sono sempre indicate come luoghi di insicurezza, ma a noi sembra paradossale perché di fatto sono piene di gente e presidiate dalle forze dell’ordine. Ci lasciano perplesse anche le risposte di chi considera come pericolose le periferie in generale, mentre sappiamo che a Milano ci sono realtà molto diverse fra loro. In modo più specifico e meno pregiudiziale sono stati invece citati spesso i sottopassaggi, i luoghi poco illuminati, le strade prive di negozi, che specialmente di notte causano paura e disagio nelle donne. Per esempio diverse persone ci hanno segnalato il sottopassaggio del ponte delle Milizie su viale Cassala o quartieri come la parte sud di Corvetto o la zona Calvairate».

Quali soluzioni proponete?
A.M: «Come risposta alla mancanza di sicurezza non intendiamo proporre l’aumento di telecamere e di forze dell’ordine, ma crediamo che la soluzione sia incrementare la frequentazione dei luoghi da parte delle persone, incarnando lo slogan femminista che dice “le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”. Nell’indicare un luogo come insicuro lo si stigmatizza, rendendolo tale anche per chi non crede che lo sia. Bisogna ribaltare la logica dal suo interno, modificandone la percezione per non alimentare queste sensazioni».

Ci sono luoghi di Milano più femminili di altri?
F.A: «Uscirei dalla questione estetica, è una divisione che non ci interessa fare. La nostra ricerca riguarda solo i bisogni delle donne: si parla di barriere architettoniche per passeggini e carrozzine, di mezzi pubblici che sono potenziati in orari e in luoghi pensati soprattutto seguendo un modo maschile di vivere la città: dalle periferie al centro al mattino e viceversa alla sera. Le donne, occupandosi maggiormente di attività di cura, come portare i bambini a scuola o accompagnare anziani e disabili, nel corso della giornata seguono percorsi diversi, più articolati e legati al quartiere. Il trasporto pubblico è poco pensato per servire questi spostamenti locali. Anche la mobilità dolce, in bici o a piedi, è più utilizzata dalle donne rispetto agli uomini, che tendono a spostarsi di più in auto».

Qual è la prossima tappa?
A.M: «L’8 giugno presenteremo la prima parte della ricerca alla Triennale, e poi proveremo a immaginare scenari per alcuni dei luoghi di insicurezza che emergono dal questionario, come i sottopassaggi. Entro la fine dell’anno uscirà un libro sul progetto. Infine, produrremo idee per il padiglione Milano della XXIII Triennale Internazionale del 2022».

 

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