Salute mentale a Milano, lo psicologo resta un lusso per molti

Secondo l’indagine Nomisma-UniSalute, i costi restano una barriera decisiva

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A Milano il tema della salute mentale non è più una questione marginale, ma una fotografia sempre più nitida del disagio quotidiano. Lo dice l’ultima indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, secondo cui appena il 55% dei milanesi descrive il proprio stato psicologico come “ottimo” o “buono”. Un dato che racconta una città dinamica, produttiva, esigente, ma anche attraversata da stress, preoccupazione e fragilità spesso difficili da intercettare.

Il punto più delicato emerge dal confronto tra bisogno e accesso alle cure. Nonostante una percezione del benessere psicologico tutt’altro che pienamente positiva, soltanto il 23% degli intervistati ha svolto almeno una seduta con uno psicologo o uno psicoterapeuta nell’ultimo anno. Una distanza che conferma quanto il supporto professionale sia ancora percepito, o vissuto concretamente, come una possibilità non sempre accessibile.

Il peso dei costi sulla scelta di chiedere aiuto

Tra chi non si rivolge a un professionista, il primo motivo resta la convinzione di poterne fare a meno: il 58% dei milanesi afferma infatti di non sentirne la necessità. Subito dopo, però, arriva il nodo economico. Quasi un intervistato su tre, pari al 29% del campione, indica i costi delle sedute come uno degli ostacoli principali all’avvio di un percorso psicologico.

Il dato pesa ancora di più se si considera che il 38% di chi fa terapia sostiene interamente la spesa, senza coperture o forme di rimborso. Solo il 13% dichiara di aver usufruito di strumenti di sanità integrativa, una percentuale che evidenzia quanto l’accesso a questo tipo di prestazioni dipenda ancora molto dalla disponibilità economica individuale.

In una città come Milano, dove il costo della vita incide in modo significativo sulle scelte familiari e personali, anche il benessere psicologico rischia così di trasformarsi in una voce rinviabile. Non perché non sia importante, ma perché spesso viene dopo affitto, bollette, trasporti, figli, lavoro e spese sanitarie considerate più urgenti.

Stress, ansia e preoccupazione nella vita quotidiana

L’indagine segnala anche il peso dello stress, indicato dal 53% dei milanesi come il fattore che più influisce sulla salute di una persona. È un elemento centrale per leggere il rapporto tra città e benessere: ritmi intensi, pressione lavorativa, tempi di spostamento, precarietà economica e difficoltà relazionali possono contribuire a costruire un clima psicologico più faticoso.

Più di un milanese su cinque, il 21%, dichiara di stare peggio rispetto all’anno precedente. Tra le emozioni provate maggiormente negli ultimi dodici mesi, al primo posto compare la preoccupazione, indicata dal 38% del campione. Seguono la speranza, al 29%, e poi ansia e incertezza, entrambe al 28%.

La presenza della speranza tra le emozioni più citate mostra che il quadro non è soltanto negativo. Ma il peso combinato di preoccupazione, ansia e incertezza restituisce una condizione diffusa di instabilità emotiva, che meriterebbe canali di ascolto più semplici, meno costosi e più vicini alla vita reale delle persone.

Chi va dallo psicologo vuole continuare

Il dato più interessante riguarda chi ha già intrapreso un percorso. Tra gli intervistati che hanno svolto sedute con professionisti, il 63% si dice molto o addirittura estremamente soddisfatto. Non solo: il 76% ritiene altamente probabile proseguire anche nei prossimi dodici mesi.

Questo significa che, una volta superata la barriera iniziale, il percorso psicologico viene percepito come utile. Il problema, quindi, non sembra essere la fiducia nello specialista, ma la possibilità concreta di arrivarci. In altre parole, la terapia funziona per molti di coloro che riescono ad accedervi, ma resta lontana per una parte rilevante della popolazione.

È qui che il tema diventa anche sociale. La salute mentale a Milano non può essere letta soltanto come scelta individuale. Ha a che fare con il welfare, con le coperture sanitarie, con l’organizzazione del lavoro, con la capacità delle istituzioni e del sistema sanitario di intercettare il disagio prima che diventi emergenza.

La telemedicina come possibile porta d’accesso

In questo scenario, la telemedicina può rappresentare una strada concreta per avvicinare le persone al supporto psicologico. Secondo l’indagine, il 70% dei milanesi dichiara di aver già svolto o di essere interessato a svolgere sedute psicologiche o di psicoterapia da remoto.

Il dato conferma una crescente apertura verso modalità più flessibili, capaci di ridurre tempi di spostamento e, in alcuni casi, anche costi. Per una città ad alta densità di impegni come Milano, la possibilità di accedere a un professionista da casa o da un luogo riservato può rendere più sostenibile la continuità del percorso.

Naturalmente la terapia online non può essere presentata come una soluzione valida per ogni situazione. Ci sono casi in cui la relazione in presenza resta essenziale. Tuttavia, per molte persone, soprattutto nella fase iniziale di richiesta d’aiuto, il digitale può abbassare la soglia d’ingresso e ridurre quella distanza psicologica ed economica che ancora trattiene molti dal chiedere supporto.

La risposta più comune resta arrangiarsi da soli

In assenza di un percorso professionale, la strategia più diffusa resta quella di provare a farcela autonomamente. L’88% degli intervistati dichiara di cercare di affrontare il malessere ritagliandosi momenti per sé oppure affidandosi alle relazioni e alla vita sociale.

È un dato che dice molto della capacità dei milanesi di costruire forme di equilibrio nella quotidianità. Ma racconta anche un limite: non sempre il tempo per sé, gli amici o le relazioni bastano quando il disagio diventa persistente. Il rischio è che molte persone arrivino a chiedere aiuto solo quando la fatica psicologica è già diventata più difficile da gestire.

Per questo la prevenzione resta un passaggio fondamentale. Normalizzare il ricorso allo psicologo, rendere più accessibili le sedute e rafforzare le forme di copertura economica potrebbe aiutare a intercettare prima situazioni di stress, ansia e disagio.

Salute mentale: Milano davanti a una sfida di benessere urbano

La ricerca Nomisma-UniSalute consegna a Milano una domanda precisa: quanto spazio reale c’è, nella città della produttività e delle opportunità, per la cura del benessere mentale? I numeri indicano una consapevolezza crescente, ma anche una frattura evidente tra chi vorrebbe o potrebbe trarre beneficio da un percorso e chi riesce davvero ad accedervi.

Lo psicologo, per molti, resta ancora un costo difficile da sostenere. Eppure la soddisfazione di chi ha già intrapreso un percorso dimostra che il supporto professionale può avere un impatto concreto sulla qualità della vita. La sfida, ora, è fare in modo che la cura psicologica non sia percepita come un privilegio, ma come una componente ordinaria della salute.

Per Milano, questo significa ripensare il benessere mentale come parte integrante della vita urbana: non un tema privato da affrontare in silenzio, ma una questione collettiva che riguarda lavoro, scuola, famiglie, sanità, relazioni e qualità del tempo.

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