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Gli uomini sono sempre più stressati, a dimostrarlo è una nuova ricerca condotta da Assosalute: lo studio evidenzia come il 90 per cento di cittadini di sesso maschile soffra di un qualche disturbo di salute derivato dallo stress. Colpa del lavoro principalmente, ma anche dell’evoluzione sociale, dei cambiamenti negli stili di vita e del ruolo all’interno della famiglia.

Secondo quanto emerso dall’indagine, l’attività a cui gli uomini dedicano la maggior parte delle energie è senza dubbio il lavoro (56%), seguito da famiglia e figli (52%) e dalla vita di coppia (46%), mentre al tempo libero e all’esercizio fisico vengono dedicate le energie residuali. Inoltre, la maggioranza degli uomini dichiara che se potesse cambiare la gestione del proprio tempo, lo dedicherebbe agli affetti: il 64% alla vita di coppia, il 61% a figli e famiglia, ma anche ad attività culturali e relax (60%).

A differenza di quanto si potrebbe pensare, anche le donne confermano totalmente questa visione e riconoscono come gli uomini dedichino la maggior parte del tempo al lavoro anche se vorrebbero passarne di più con i propri cari. Uomini e donne non hanno dubbi anche su quale sia la maggiore fonte di stress.

Per i primi è il lavoro sei su dieci pensano che proprio l’attività lavorativa sia la principale causa di stress e disturbi, situazione che si protrae fino alla pensione. Ma quali sono i disturbi associati allo stress più comuni?

Tra gli uomini intervistati, sono proprio ansia e nervosismo (45,5%), seguiti da tensioni muscolari (36,2%), mal di testa (34,1%) e disturbi del sonno (27,3%). In caso di stress, l’automedicazione e i farmaci da banco sono i rimedi più utilizzati (40,3%). Quando chiedono consiglio gli uomini si rivolgono principalmente ai professionisti della salute, al medico di famiglia (31,3%) e al farmacista (17,6%).

Solo il 12 per cento dichiara di affidarsi alle cure di una donna, sfatando lo stereotipo degli uomini che non si prendono attivamente cura della propria salute. Tuttavia, è interessante notare come la presenza femminile diventi marginale dai 40 anni in poi, segno di come sia ancora la mamma la donna alla quale i ragazzi e i giovani adulti eventualmente si affidano.


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