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03. 08. 2021 14:58

Sanremo 2021, prima serata da 1 a 10: “Fai rumore” patrimonio Unesco, Fiorello nel suo habitat, Lauro in un mondo parallelo

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La prima serata di Sanremo 2021 rivista dai nostri giudizi: tanto da raccontare, tanto da rivedere nel primo segmento del Festival numero settantuno.

1 alla posizione in classifica di Madame
Diciannove anni, grande quadratura e testa sulle spalle. Madame è effettivamente quello che tanti addetti ai lavori vanno predicando da tempo. Lo stesso tempo che ci vorrà al pubblico per capire di quale fenomeno stiamo parlando.

2 agli applausi finti usati mica troppo bene
Premesso che non è facile utilizzarli di default, la sensazione è che in alcuni momenti la claque potesse essere utilizzata meglio. E, comunque, l’effetto dal vivo degli applausi dell’orchestra è cento volte meglio.

3 alle serate “a grande richiesta” della Rai che anche basta
La presenza di Loredana Bertè sul palco dell’Ariston è l’occasione per lanciare un nuovo appuntamento Rai con le serate “a grande richiesta”, eventi che ormai non lo sono più. E i dati Auditel sono lì a dimostrarlo. Anche basta, tipo.

4 a tutto e al contrario di Lauro
Che si può dire? Si potrebbe entrare nel merito, ma sarebbe un discorso complesso e che non avrebbe nemmeno senso affrontare. Hanno presentato le sue performance come quadri. L’unico effetto che rimarrà davvero nella memoria è l’imitazione della Madonna di Civitavecchia. Un po’ pochino.

Achille Lauro a Sanremo 2021

5 a Ibrahimovic caricatura di Ibrahimovic
Bello spallato, ordinato, elegante, preciso come piace a lui. Poi, però, cominciano i dialoghi. E lì, purtroppo, vengono a galla tutti i limiti della costruzione di un personaggio che è più “Ibrahimovic” di quando Zlatan sia davvero. Peccato.

6 alla commozione di Fedez
Uno dei protagonisti più attesi e uno dei pochi a non tradire l’Ariston nella serata degli urlatori. Si capisce che è trainato dalla “veterana” Francesca Michielin. La resa della performance è buona e, alla fine, il signor Ferragni non regge l’emozione.

7 ai limoni della De Angelis
Spigliata e mai banale, non abbandona un linguaggio che è figlio dei suoi tempi ma anche di un gergo che – sediamo ogni polemica – perché non avrebbe dovuto utilizzare? Piacevole rivelazione. Lo scorso anno, martedì, c’era la Leotta.

8 a tutto e al contrario di Fiorello
C’è chi ha pensato che Rosario potesse davvero avere difficoltà nel riscaldare una platea vuota? Lui, che per anni ha fatto lo stesso con platee di turisti provenienti from all over the world. Esame superato con picchi importanti, tipo la lambada reloaded.

9 ai pianti durante Fai rumore
Trait d’union di cui c’era bisogno. È stato un tornare indietro, un ripartire con la mente. Un rivivere quello che era stato in una delle edizione più amate degli ultimi anni. Bello rivedere Diodato, bello risentirlo così.

10 alla puntualità della chiusura
Ricordate l’anno scorso l’ansia imperitura sugli orari di chiusura delle singole serate? Ebbene: si era parlato di «una e mezza tendente alle due», invece «una e mezza e tutti a nanna». Miracolo.

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