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25. 04. 2024 03:53

MilanoSanremo, Vai! Alfa sul palco dell’Ariston:«È tempo di correre»

Il rapper prova a visualizzare il momento del primo piede sul palco del Festival: «Che non sai come andrà fino a dieci minuti prima»

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Doveva partecipare alle audizioni finali per Sanremo Giovani, Alfa, lo scorso anno, poi la febbre e un sogno sfumato. Un anno dopo, qualcosa è cambiato: stasera salirà sul palco dell’Ariston insieme ad altri 29 big. Lo fa con Vai!, una canzone dedicata non solo alla sua generazione a cui parla sempre con il cuore colmo di vibrazioni intense: «C’è la vita di tutti nel brano. È per chi non sta fermo nonostante tutto, perché stare fermi non è un’opzione», ci racconta. Forse le cose dovevano andare così. Con un Sanremo da affrontare e vivere, più avanti, l’uscita di un nuovo album e un tour nei palazzetti. «Sono molto grato ai segni dell’universo», ci racconta.

Alfa a Sanremo 2024: «Milano? Ho i miei amici, vivo la città in modo profondo. È qui che voglio restare»

Quindi ora senti una grande responsabilità?
«Penso che la mia sia una bella storia da raccontare. Se per Amadeus, a 23 anni, posso essere considerato un big, allora devo spaccare. Non penso di dover vincere, ma di dimostrare».

Come te la immagini questa prima sera?
«Qualche settimana fa ho fatto un esercizio di visualizzazione pensando a questo momento. Ma non sai come andrà fino a dieci minuti prima».

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Cioè?
«È lì che ti giochi tutto. Ho avuto momenti di ansia paralizzante, altri di adrenalina. Spero che il mio corpo non mi inganni».

In Vai! sproni chi ti ascolta ad andare avanti, pensi sia un concetto che manca alla tua generazione?
«Io credo che siamo nati e cresciuti con pochi punti di riferimento. Abbiamo un equilibrio diverso. I social sono stati un terremoto sociale».

Parli spesso di amore, in quale forma lo troviamo in questa canzone?
«C’è sicuramente l’amore per sé stessi».

Genovese di nascita, milanese di adozione.
«L’arrivo a Milano è stato traumatico, avevo 18 anni».

Perché?
«È stato assurdo fare i conti con il tempo. Non capivo la fretta delle persone. In città ti spingono, sembrano sempre tutti incazzati. Tutto questo non mi aiutava a trovare la mia dimensione».

Poi cos’è successo?
«Ho capito che è pieno di milanesi adottati che cercano un posto nel mondo. Quindi ci si confronta, si crea un’empatia incredibile. Oggi tutto è cambiato. Ho i miei amici, vivo la città in modo profondo. È qui che voglio restare».

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