Curiel
Curiel

Ha iniziato sua mamma Gigliola a vestire le gran signore della prima della Scala. Dal 1948 in poi gli abiti più chic e ricercati erano firmati Curiel, la sartoria dell’alta moda, milanesissima nello stile e nell’eleganza. Ha vestito le mogli dei grandi industriali, dei politici, dei personaggi illustri, signore che senza un suo abito non sarebbero uscite di casa.

 

abiti Curiel
abiti Curiel

C’è anche una mostra al primo piano del teatro (fino al 30 gennaio), Nei palchi della Scala – Storie milanesi, che testimonia un passaggio straordinario di questi abiti unici, ricchi mai sopra le righe, sfarzosi ma non troppo. «All’entrata ci sono due immagini di quel vestito che avevo fatto con le ballerine e i palchi e poi altri sui manichini», racconta a Mi-Tomorrow Lella Curiel, figlia di Gigliola che ha preso il testimone dell’atelier ormai da tanto tempo.

Lei è considerata la regina della Scala, titolo sostenuto da chiunque.
«Ho vestito proprio tutte le donne, importanti e non, che hanno avuto l’onore di presenziare alla Prima della Scala, un evento senza eguali nel teatro più importante del mondo».

È difficile accontentarle tutte?
«Sì e no. Per fortuna, la maggior parte si lascia consigliare. Ci sono donne con corpi perfetti e a cui bastano dei ritocchi; per altre, un abito dev’essere studiato nei minimi particolari, un gioco tra stile e sartoria fondamentale per coprire i difetti».

Che consigli darebbe a una donna che si appronti alla Prima?
«C’è il modo di vestirsi alla milanese in uno stile contenuto, nulla di strafottente o pacchiano. Purtroppo al giorno d’oggi se ne vedono troppe di cose strane. Vestiti fatti da gente che non conosce a fondo la milanesità».

Perché il 7 dicembre è la serata dei milanesi?
«Dal 1927 i palchi erano di proprietà delle grandi famiglie milanesi. “Piove o nevica fuori dalla Scala? Che importa. Tutta la buona compagnia è riunita in centottanta palchi del teatro”, scriveva Stendhal. Da lì bisogna partire anche per i vestiti».

Quanto deve studiare un abito per quest’occasione?
«Dipende anche dall’opera, a volte. Bisogna sapere come quell’opera viene interpretata non dal punto di vista musicale, ma da quello di scenografia e regia. Si cerca di andare un po’ sulla falsa riga, ma non troppo. Non può diventare una carnevalata, devono parlare i costumi in scena».

Cosa non si deve mai indossare?
«Quello che purtroppo continuo a vedere sono i vestiti rossi. Alla Scala non si va né in rosso né in viola. Il viola è una questione scaramantica, il rosso non può stridere con il colore delle poltrone e degli arredi del teatro».

Quindi, i colori perfetti?
«Il bianco, il nero, il blu, il verde».

sfilata
sfilata

Abiti o pantaloni?
«Pantaloni no, abiti sì. Tenendo conto che il bel vestire è il modo per rispettare il momento, l’orchestra, le istituzioni. Bisogna rispettare le tradizioni. I direttori sono in frac, teniamone conto. Ho trovato molto elegante la figlia di Mattarella l’anno scorso. Era vestita alla perfezione per quello che è la Prima della Scala. In blu, molto chic, gran classe. Ti tocca vedere donne con lo strascico, con le note stampate sulla gonna. Vedi cose assurde».

Quanto impiega a confezionare un abito per la Scala?
«Anche due mesi. Dipende dal tipo di lavorazione, dai ricami. Comunque mai meno di un mese. Un abito nostro è una vera opera d’arte».

Le piace la Tosca?
«Opera meravigliosa, Puccini sublime. Le opere le conosco, amo la musica. Pensi che non manco a una Prima da quando avevo 18 anni».

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C’è anche un libro
Si chiama The Magic World of Curiel la pubblicazione dove Lella Curiel dimostra di essere, nero su bianco, la stilista per eccellenza della serata più importante del Piermarini attraverso le donne che ha vestito: Evelina Shapira, la contessa Besozzi, Enrica Invernizzi, Rosiana Dompè, Silvana Pampanini, Gianna Serra, Giuliana Zincone, Eletta Polvani, Giuliana Brenner, la contessa Anna Cicogna, Marina Carraro, Marina Spaccarelli Bulgari, la marchesa Anna Casati Stampa di Soncino e molte altre. Tutte protagoniste immortalate tra la fine degli anni Cinquanta e Sessanta in occasione della Prima della Scala.


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