beatrice venezi
beatrice venezi

Segue Puccini «da quando sono piccola». Fattore non trascurabile se parliamo di Beatrice Venezi, direttore d’orchestra tra le cento under 30 più influenti del futuro secondo Forbes, ma soprattutto reduce dalla pubblicazione dell’album My Journey (Warner Music), dedicato all’opera sinfonica del papà della Tosca. Di cui colpisce «la trama popolare, assolutamente intrigante».

 

Venezi, come è nata la sua passione per Puccini?
«Intanto ci unisce la stessa città natale, che è Lucca. Da bambina sentivo spesso la sua musica, era la colonna sonora della mia città. Mi ha sempre accompagnata e sono scesa nei suoi meccanismi musicali. Ho scoperto un interesse e una curiosità che vanno oltre il mondo, spesso elitario, della classica».

Come si posiziona Tosca nella produzione di Puccini?
«È una delle opere a lui più vicine, la trama è una sorta di Bibbia. La storia può essere intrigante per tutti, anche per chi approccia per la prima volta a questo mondo. La stessa figura di Tosca lascia il segno, anche perché è molto simile alla moglie Elvira: una donna estremamente gelosa, che ha in parte lacerato il rapporto con Puccini. Alla fine Tosca è condannata dalla sua natura».

Un epilogo troppo enfatizzato?
«In realtà ci vedo un grande naturalismo. Il tipico spirito naturalista in Puccini. Tutti i suoi protagonisti sono destinati ad un determinato epilogo. La psicologia di questo personaggio come donna è il tramite che può suscitare curiosità. La vicenda umana la avvicinerà certamente agli spettatori».

A dirigere la Prima, Riccardo Chailly.
«Vedo pochi colleghi che si occupano di Puccini e lui è sicuramente uno degli italiani più autorevoli, oltre che un modello e un riferimento anche per il mio disco, My Journey. Quello che viene presentato nell’album è la parte sinfonica estrapolata dalle opere pucciniane, la capacità di colore e di amalgama delle finezze con tutte le possibilità timbriche dell’orchestra. È la prima volta che viene inciso in questa forma».

Che peso ha avuto e ha Milano nella sua professione e nella sua vita?
«Ho studiato qui gli ultimi anni in Conservatorio, ho deciso di restare nonostante non avessi legami lavorativi in città. Milano è veramente il centro dell’Italia, l’ombelico del mondo del nostro Paese. Per un musicista è estremamente interessante abitarvi perché ci sono tantissime possibilità. Uno stimolo culturale che solo questa città regala. Da settembre sono il direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Milano Classica, sto vedendo fiorire questa città. E fa venire voglia di restare».


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