antonio genovese
antonio genovese

Grazie ad Antonio Genovese la città di Milano, ancora una volta, arriva per prima. È milanese il primo, finora unico, allenatore professionista disabile del panorama italiano. Un anno fa ha conquistato il patentino Uefa A dopo aver superato l’esame a Coverciano, oggi è il vice di Alessandro Pistolesi all’Empoli Ladies, secondo nel campionato femminile di Serie B.

Lunedì presenterà all’Ospedale Niguarda il libro “L’allenatore in carrozzina”, in cui ripercorre la sua avventura in panchina, insieme ad Artemio Scardicchio (autore dell’opera) e Francesco Mondini, presidente dell’AUSportiva Niguarda.

Genovese, cosa c’è in questo libro?
«Quello che ero prima e dopo l’incidente avuto a 13 anni e dopo il quale sono rimasto in sedia a rotelle. C’è la voglia di far capire che non ci si deve buttare giù, che se si vuole si può fare tutto. A me, disabile, avevano sempre detto che non avrei potuto allenare. E invece hanno aperto un bando ad hoc e oggi sono il primo e unico allenatore pro in Italia. Mi auguro di fare da apripista».

Grazie anche all’Empoli, che oggi è secondo in B e punta alla promozione.
«È tiratissima, siamo a pari punti con il Fortitudo Mozzecane e salgono solo le prime due. Speriamo che l’Inter, prima e finora a punteggio pieno, continui a fare l’Inter perché toglierebbe punti a qualche avversaria e perché molte partite le giocheranno contro quelle che la settimana dopo saranno impegnate contro di noi».

Il sogno è quello di allenare nella sua Milano?
«Me lo auguro. Io ho il Vismara a due passi da casa e sono tifoso del Milan, anche se per dieci anni ho lavorato all’Inter come talent scout. Moratti mi venne a trovare in ospedale mentre ero ricoverato e promise di darmi una mano, cosa che fece. Ho lavorato con i nerazzurri fino al 2006, conosco tante persone sia lì che nel club rossonero. Però ad oggi di chiamate non ne sono arrivate e ho sempre detto che se mai mi muoverò da Empoli sarà per un progetto che vuole crescere e in un ambiente serio, come quello che ho trovato qui».

Quanto sarà d’aiuto al movimento il fatto di aver raggiunto il Mondiale con l’Italia femminile?
«Molto, anche se spero sempre che il calcio femminile possa avere ancora più risalto. Sicuramente rispetto a qualche anno fa è così, ma potrebbe andare anche meglio».

Lunedì alle 18.00
Ospedale Niguarda
Piazza dell’Ospedale Maggiore 3, Milano


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