donna sport
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Il connubio tra Bracco e sport al femminile è consolidato da una presenza sul territorio lombardo che chiunque faccia atletica conosce ormai da tempo, ma non solo: l’azienda presieduta da Diana Bracco organizza il concorso “Donna Sport – L’atleta più brava a scuola 2019” con cui lega l’attività sportiva a quella dell’apprendimento scolastico.

A votare le vincitrici è una giuria di qualità che seleziona le migliori atlete e paratlete tra le candidate iscritte entro il 10 giugno al sito donnasport.it. Del premio e della situazione dell’atletica in Lombardia è grande conoscitore Franco Angelotti, che della Bracco Atletica è presidente.

Angelotti, qual è l’aspetto più importante di questo concorso?
«Penso che le donne siano vincenti nello sport come lo possono essere nel lavoro. Questo concorso è una motivazione per sentirsi importanti e rivendicare il ruolo che giustamente devono avere. Le donne sono spesso più forti di noi uomini per grinta, coraggio, spirito di sacrificio. Valori che si trasmettono nella vita di tutti i giorni. Chi fa sport rispettando i giudici rispetterà anche i colleghi e i superiori in altri ambiti».

Seguendo la storia delle vostre atlete, è convinto che l’obiettivo della vostra società sia centrato?
«Assolutamente. I risultati sono importanti ma lo è soprattutto il ruolo delle donne e dello sport. Teniamo molto al fatto che studino, quando si laureano le celebriamo come una vittoria. Molte si sono sposate, sono diventate mamme e sono rimaste legate alla società».

Si parlava di sacrifici: perché l’atletica a Milano si trova sempre di fronte a enormi difficoltà?
«La situazione di impiantistica per l’atletica è disastrosa. C’è solo un impianto, quello del XXV aprile, ma comincia ad avere una pista usurata. Se arriverà il Golden Gala nel 2020 potrà essere un volano incredibile. Credo però che accanto a questo bisognerà dare una casa dove potersi allenare alle nuove leve e qui il ruolo deve essere quello delle istituzioni. Il Comune di Milano è ancora indietro. Non è un problema di adesso, si trascina da troppi anni e solo con un piano serio d’intervento si può uscirne».

I numeri delle iscrizioni cosa dicono?
«I giovani l’atletica la vogliono fare, ma noi abbiamo avuto paura di fare promozione. A Milano abbiamo circa 400 ragazzi iscritti ai corsi d’avviamento all’atletica, ma non si sa dove andranno a finire con la chiusura dell’Arena per i lavori. Ben venga che li facciano, finalmente, ma si sarebbero potute scegliere delle tempistiche differenti».

Se Milano-Cortina dovesse aggiudicarsi i Giochi, spera di vedere effetti positivi anche per voi?
«Lo spero in due direttive diverse. Intanto mi auguro che il nuovo Palazzo dello Sport abbia anche una predisposizione indoor per l’atletica, perché è tutta l’Italia ad avere un’impiantistica fatiscente. In pratica c’è solo Ancona, dove da dieci anni si svolgono tutti i campionati italiani. A Milano la pista indoor manca da 30 anni. Il secondo sogno è che ci possa essere un piano che vada a coinvolgere non lo sci, ma magari una piscina olimpica. In generale strutture in grado di renderci meno carenti».


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