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16. 01. 2021 07:16

Filippo Magnini: «Io come Ibra: torno in vasca a 38 anni»

Filippo Magnini annuncia la ripresa dell’attività agonistica e si racconta: l'intervista esclusiva per Mi-Tomorrow

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La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare. C’è chi precipita, ma i benedetti del talento, i veri campioni, osservano il baratro e ci vedono solo il paradiso. E’ quel filo sottile che delinea il confine tra i rassegnati e i fuoriclasse. Filippo Magnini, mille e mille trionfi sulle spalle, dopo aver affrontato i tre anni più difficili della sua vita, è ripartito più forte di prima.

Assolto dal Tas (Tribunale Arbitrale dello Sport) di Losanna da ogni tipo di accusa relativa al doping lo scorso 27 febbraio, diventato padre di Mia a fine settembre – «il miracolo della mia vita, la cosa più bella del mondo», come la definisce –, adesso si ributta in acqua. A quasi 39 anni, ma con la stessa voglia e grinta di un ragazzino, il due volte campione del mondo nei 100 stile libero affronterà questa nuova sfida tesserato per la Nuotatori Milanesi del presidente Roberto del Bianco.

Perché questo ritorno?

«Il brutto periodo che ho passato, questa battaglia per la verità, mi ha dato la forza per risalire e ripartire. Quello che mi è successo mi ha motivato e ha tirato fuori in me degli stimoli molto forti. Inoltre devo ringraziare anche tutta la mia famiglia: Giorgia, Sofia e l’ultima arrivata Mia, la cosa più bella che mi è successa, che mi stanno dando la possibilità di rimettermi ancora in gioco».

Non sarà una semplice passerella…

«Sono motivatissimo e penso che questa sia la mia forza. Inoltre, non voglio nascondere che ho ripreso anche perché voglio dare una mano al mio sport: il nuoto. Quest’anno è stato duramente colpito dall’emergenza Covid-19. Le società sono in ginocchio, con pochi incassi e tantissimi costi di gestione, ma anche tutti i ragazzi stanno vivendo un momento difficile, senza nessuna certezza. Con questo mio rientro voglio dare visibilità e attenzione al mondo del nuoto; se un quasi 39enne come me si rimette in gioco, allora anche i ragazzini che hanno 25 anni in meno di me possono fare tutto e non devono porsi limiti. Infine, dietro il mio ritorno, c’è anche un obiettivo grosso e per questo il progetto è grande».

Sogno a cinque cerchi?

«Diciamo che il rinvio di Tokyo 2020 mi ha aperto questa nuova suggestione. Nessuno in Italia, nel mondo del nuoto, ha partecipato a cinque Olimpiadi e non nascondo che la cosa mi affascina. Mi sono rimesso in acqua per essere competitivo: ho ripreso ad allenarmi alla piscina Mecenate e sarò seguito da Claudio Rossetto, l’allenatore artefice di tutti i miei successi».

Come trova l’impiantistica milanese?

«L’ho conosciuta da poco, in questi ultimi due anni perché prima non vivevo qui, e purtroppo devo dire che per il nuoto bisogna fare molto di più. Anzi, secondo me Milano meriterebbe uno “Stadio del Nuoto”. Sarebbe una struttura che farebbe il bene della città perché lo sport è salute, benessere: aiuta tutti i cittadini e non solo gli agonisti o i professionisti. Devo dire che con gli assessori c’è stato un feedback positivo per dialogare: io sono il primo a mettere la mia figura a disposizione della comunità per fare solo del bene. Adesso Milano ha anche un re, però è interista…».

Da cosa è nato il raffronto con Zlatan Ibrahimovic?

«Ho preso la “palla al balzo”: lui è un grande campione, che a 39 anni sta facendo ancora cose straordinarie. Io sono tornato a nuotare, a 38 anni, e il mio soprannome quando ho vinto i Mondiali è sempre stato Re Magno».

In casa si vive il derby?

«Giorgia è una milanista sfegata e sicuramente cercherà di influenzare Mia; ma si sa che le figlie sono più attaccate ai papà, quindi sono sulla buona strada per farla diventare interista».

In breve

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