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21. 05. 2022 21:51

Tommaso Dotti: «Io, nato all’Agorà, ora aspetto i Giochi in città»

Il milanese Tommaso bronzo a Pechino 2022 nello short track, tra la gioia per la medaglia e il sogno dell'Olimpiade in casa: «Il doppio villaggio? È così ovunque»

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Nati a Milano e con una medaglia a Pechino 2022. Un identikit che riguarda solo due atleti: Federica Brignone e Tommaso Dotti. La sciatrice, però, ha nella città il luogo dei natali e quello in cui passa di tanto in tanto. Vive in Val d’Aosta, lontana dal traffico metropolitano.

Il bronzo in staffetta dello short track è, invece, di un milanese nato e cresciuto davanti all’Agorà. Uno col ghiaccio nelle vene, in tutti i sensi, che dal 2011 fa parte delle Fiamme Oro e in Cina è salito sul gradino più basso del podio dei 5.000 metri insieme a Pietro Sighel, Andrea Cassinelli e Yuri Confortola.

Tommaso Dotti racconta il bronzo a Pechino e guarda a Milano-Cortina: l’intervista

Tommaso Dotti, partiamo da lontano: perché ha scelto lo short track?
«Abitavamo di fronte al palazzetto. Papà e mamma mi hanno portato per imparare a pattinare. Dopo i primi corsi abbiamo capito che l’artistico non faceva per me e ho provato con lo short track. È stato amore a prima vista. Da lì ho cominciato con le prime gare e poi ho continuato su quella strada».

Fino a Pechino, la sua terza Olimpiade. Com’è andata?
«I risultati parlano chiaro. Sono molto contento della medaglia perché ci abbiamo messo anni di sacrifici e lavoro. Ho avuto un grave infortunio subito dopo il primo lockdown: rottura di perone e bi-malleolo. Mi sono dovuto rialzare dopo un’operazione. Quando abbiamo vinto la medaglia sono esploso anche per quel motivo, mi è passato davanti tutto quello che mi è accaduto».

Qual è stata la vostra forza?
«Siamo stati una squadra. In allenamento ci siamo preparati molto per quella precisa gara, facendo una serie di simulazioni soprattutto in vista della semifinale. Nel nostro sport, dopo la Coppa del Mondo, sai già chi troverai in pista. Noi sapevamo di avere Canada, Cina e Giappone e abbiamo provato quel che sarebbe potuto succedere. In effetti in gara è andata per molti versi come previsto. Siamo stati molto affiatati, sapevamo quello che valevamo».

Cosa farà Tommaso Dotti dopo la medaglia?
«Spero di comprare casa. Stando via per 300 giorni l’anno non mi sono spostato, vivo coi miei genitori. In ogni caso rimarrò a Milano. Sportivamente parlando, lunedì sono tornato in Italia e mi sono goduto un po’ la medaglia, ma da ieri sono già a Bormio in ritiro per i Mondiali di fine marzo».

Adesso si pensa già a Milano-Cortina o siamo ancora troppo lontani dall’evento?
«Per me l’Olimpiade in casa è un sogno, non vedo l’ora. Noi però facciamo uno sport di contatto e in quattro anni può succedere di tutto, bisogna sempre qualificarsi. L’intenzione è arrivarci al meglio e chiudere con i Giochi 2026 la mia carriera. Il pensiero c’è, anche perché nella cerimonia di chiusura c’è stato il passaggio di consegne e mi è venuto subito in mente Milano-Cortina».

Cosa significa, per un milanese, avere i Giochi in città?
«Una sensazione speciale. Voglio vedere la mia città trasformarsi in un luogo olimpico, con tutte le infrastrutture. Ho fatto tre edizioni dei Giochi, ogni rassegna è stata diversa ma di simile c’è il clima, i volontari, il lavoro delle persone».

Secondo Federica Brignone rischia di venir meno lo spirito olimpico a causa del doppio villaggio: cosa ne pensa?
«In tutte le Olimpiadi che ho fatto c’erano più villaggi, di solito ne mettono uno in montagna e uno in città. Mi sembra una cosa normale, non si riesce a condividere tutto con la totalità degli atleti, perché tra chi fa ghiaccio e chi scia ci sono strutture e necessità differenti. È vero che la nostra edizione sarà un po’ più dispersiva, perché servono tre ore di macchina per andare da Milano a Cortina».

L’amaro alla fine: come ha preso le accuse di Arianna Fontana ai colleghi uomini per l’incidente in allenamento di tre anni fa?
«Preferisco non esprimermi. Penso a godermi la medaglia. Per le polemiche ci sarà tempo, se mai se ne dovesse riparlare».

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