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19. 01. 2022 01:47

Salvatore Veca: la Casa della Cultura piange il suo presidente

Il filosofo è venuto a mancare a 77 anni, l’annuncio su Facebook

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È morto a 77 anni il filosofo Salvatore Veca, presidente della Casa della Cultura di Milano. A darne l’annuncio è stato lo stesso circolo culturale con una nota sul proprio account Facebook: «La Casa della Cultura piange il suo Presidente, il Filosofo, l’amico generoso e instancabile: la perdita è enorme, non ci sono parole» si legge su un post condiviso dalla stessa struttura di via Borgogna, di cui Veca era presidente dal 2014.

Chi era Salvatore Veca

Salvatore Veca era nato a Roma nel 1943. Il suo è stato un ruolo chiave per permettere di cominciare il dibattito culturale in Italia circa l’approccio alla filosofia politica derivato dall’impostazione di John Rawls. Aveva studiato filosofia all’Università Statale di Milano, dove si era laureato nel 1966 con una tesi in filosofia teoretica sotto la guida di Enzo Paci e soprattutto Ludovico Geymonat. Nella stessa cattedra di filosofia teoretica è stato, dal 1966 al 1973, assistente volontario, borsista CNR e assistente incaricato, prima di divenire professore incaricato di filosofia politica dal 1974 al 1975 presso l’università della Calabria.

Il suo rapporto con Milano

Il ritorno a Milano nel 1978, quando è divenuto professore incaricato di Filosofia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, ruolo che ha ricoperto fino al 1986. Nel 2015 è stato curatore scientifico della Carta di Milano per Expo 2015.

Il saluto del Sindaco Beppe Sala

Immediato è arrivato anche il ricordo e il saluto del Sindaco di Milano, Beppe Sala: “Con la scomparsa di Salvatore Veca, Milano perde una delle intelligenze più vivide e incisive della riflessione politica e civile della nostra città – le sue parole – ad altri toccherà un bilancio culturale della sua esperienza. Io vorrei esprimere l’orgoglio di aver conosciuto e frequentato un uomo colto, democratico e soprattutto generoso. Molti diventano gelosi del loro sapere, Salvatore Veca no”. Poi due ricordi, uno sull’Esposizione universale e uno del momento in cui il sindaco decise di candidarsi. “Non è stata facile la marcia di avvicinamento al 2015, anche a Milano. Salvatore Veca ha capito tra i primi e non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio e il suo incoraggiamento. Me lo ricordo un sabato del febbraio 2012 sul palco del Dal Verme con Umberto Eco, Umberto Veronesi e Philippe Daverio, tra gli altri, a parlare di Expo. Mancavano tre anni e proprio da lì nascevano quelle idee di sostenibilità, coltivate da Salvatore Veca insieme alla Fondazione Feltrinelli, che rappresentano la più importante eredità di un evento che ha contribuito a cambiare la nostra città. Dopo l’Expo, mi buttai nella candidatura a sindaco. Ero uno che veniva da un mondo diverso, dovevo confrontarmi con un linguaggio, con dei tempi e dei mondi del tutto nuovi per me. Mi ricordo gli incontri con Salvatore Veca in quei mesi: i suoi pensieri, la sua voce, il suo sorriso nel spiegarmi quel mondo della politica che per lui aveva pochi misteri, perché ne possedeva lo spirito e il respiro. Grazie, Salvatore”.

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