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26. 09. 2021 09:06

Il Comitato “A Scuola!” scrive alle istituzioni: «La ripartenza ci preoccupa»

Appello unanime: «Vogliamo davvero ripetere lo stesso errore di un anno fa, nonostante i vaccini?»

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A settembre, di fatto, ripartirà il terzo anno scolastico dell’“epoca Covid”. Preoccupato per le notizie contrastanti sulle modalità di ripresa, il comitato A Scuola! ha scritto una lettera rivolta alle istituzioni per chiarire fin d’ora come si svolgeranno le lezioni, chiedendo che gli studenti frequentino le aule in presenza al 100%.

Le preoccupazioni del Comitato “A Scuola!”

«Da una parte il Sottosegretario alla Salute Andrea Costa propone il ritiro dell’obbligo di indossare la mascherina in classe, in nome di un necessario ritorno alla normalità garantito dai vaccini – si legge -. Dall’altra il prefetto di Milano Renato Saccone esorta i sindaci a reperire eventuali spazi aggiuntivi per quelle scuole che non potranno garantire il metro di distanza. Ci paiono due indicazioni di segno opposto, che tradiscono, ancora una volta, la mancanza di un progetto sulla scuola incentrato sul ritorno delle lezioni in presenza al 100%».

A Scuola! chiede anche una rimodulazione delle quarantene: «Durante l’ultimo anno scolastico gli alunni frequentanti una stessa classe sono stati sempre considerati “contatti stretti”. Questo in palese contraddizione con la definizione stilata dal Ministero della Salute. In base a questa definizione, infatti, è contatto stretto solo chi ha condiviso uno spazio al chiuso per più di 15 minuti e in assenza di mascherine. Gli studenti, però, le mascherine in classe le hanno sempre portate. Ha senso mantenere questa discriminazione nei confronti della popolazione studentesca?».

Nella lettera si sottolineano i danni che la didattica a distanza avrebbe prodotto sugli adolescenti: dall’abbandono scolastico alle difficoltà psicologiche e relazionali, fino a gravi casi di autolesionismo. «Di fronte a questa situazione, vogliamo davvero ripetere lo stesso errore di un anno fa, nonostante i vaccini?», conclude l’appello.

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