energia geotermica
energia geotermica

Potrebbe essere la via per abbattere in modo massiccio l’inquinamento in città: la soluzione miracolosa si chiama energia geotermica con cui si potrebbe alimentare il riscaldamento degli immobili che, al momento, rappresenta il primo fattore del deficit ambientale.

Stefano Tani, responsabile Servizi della divisione Servizio Idrico di Metropolitana Milanese, illustra a Mi-Tomorrow il progetto pilota che la società di gestione delle acque pubbliche sta realizzando assieme a A2A.

Come ha preso le mosse questo progetto?
«L’idea di utilizzare l’acqua del servizio idrico integrato, derivante dagli acquedotti, fognature o acque depurate per generare energia da riscaldamento è di dieci anni fa. Peraltro ricordo che allora il presidente di A2A era l’attuale sindaco Sala».

Dove avete pensato di attuarla?
«In via Salemi, nella zona del nord ovest, poiché è già dotata di un impianto acquedottistico e di uno a gas di A2A che scalda l’acqua: ci sono le condizioni migliori per realizzare il progetto».

Come si produce l’energia geotermica?
«E’ semplice: si attinge l’acqua della falda con i venti pozzi della centrale dell’acquedotto e la si porta all’impianto dove viene potabilizzata».

Perché la potabilizzazione?
«Premesso che la qualità dell’acqua della nostra città è buona, il 75% viene filtrato per eliminare le impurità».

Come prosegue il processo?
«Diciamo che facciamo un by-pass: l’acqua che utilizziamo per la produzione dell’energia entra in uno scambiatore e ritorna nell’acquedotto».

Quindi l’acqua non si perde?
«No».

Come viene riscaldata?
«Con le pompe di calore che funzionano a elettricità e portano la temperatura a 85-90 gradi. Solo quando c’è il picco, ovvero quando le curve di consumo sono alte come ad esempio di sera o d’inverno, A2A utilizza le caldaie».

E’ possibile pensare a questa soluzione anche per altri quartieri?
«Da dieci anni stiamo lavorando a questo progetto spinti da motivazioni ambientali, per cui ci siamo posti l’obiettivo di evitare altre perforazioni anche perché disponiamo di acqua potabile. A Milano ci sono 600 pozzi che riteniamo possono essere utilizzati per altri usi che non siano quelli tradizionali».

Dal punto di vista dell’utente che differenze presenta il riscaldamento con energie geotermica rispetto al metano?
«Sostanzialmente è uguale, la differenza sta nel risparmio di anidride carbonica: teniamo presente che ci sono in attività non solo la caldaie a metano, ma anche quelle a gasolio che sono decisamente inquinanti».

E dal punto di vista delle bollette?
«Questo non lo so, io mi occupo del progetto dal punto di vista ambientale».

A che punto è arrivato il progetto?
«Siamo in fase di aggiudicazione degli appalti, abbiamo ricevuto le autorizzazioni dalla Città metropolitana».

Cosa prevede il cronoprogramma?
«In estate partono i cantieri, l’impianto sarà attivo dall’autunno del 2020».

Il passo successivo?
«Faremo un focus, analizzeremo vantaggi e svantaggi e poi decideremo cosa fare».

Costi?
«L’importo è di 8 milioni».

Esistono esempi simili in Italia?
«Direi di no».

E all’estero?
«Sì, nei Paesi nordici ci sono esempi molto importanti, sono molto avanti in città come Oslo e Copenaghen dove ci sono realizzazioni davvero significative».

Tipo?
«Il piatto doccia con lo scambiatore che recupera l’acqua che cade e la convoglia nell’impianto di riscaldamento».

Dove partirà la sperimentazione
Il test su un complesso Aler alla Comasina
Via Salemi si trova nel quartiere Comasina, zona nord ovest della città. E’ interessata da un progetto di MM e A2A su un complesso dell’Aler di 700-800 alloggi che prevede il riscaldamento di quarta generazione.

Si tratta di nuovo impianto di calore a pompa acqua che verrà realizzato in via sperimentale nella centrale A.P. Salemi e grazie al quale il calore necessario per scaldare le abitazioni verrà prodotto per il 20% da fonte rinnovabile e per il 48% circa da cogenerazione ad alto rendimento. I benefici, secondo MM, garantiranno una riduzione delle emissioni in termini di CO2 stimabili, al netto dell’impianto termico A2A, in circa 1.200 tonnellate l’anno.


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