Si chiama “Milano Plastic Free”. È il progetto col quale il Comune, insieme a Legambiente e Confcommercio, punta a dire addio alle plastiche inquinanti. Per farlo si parte dalla sensibilizzazione degli esercizi commerciali, dei bar e dei ristoranti presenti in via Borsieri, via Thaon de Revel (zona Isola), via Ornato, via Graziano Imperatore (zona Niguarda), tutti chiamati ad abbandonare le plastiche monouso come bicchieri, posate, piatti, sacchetti e altri contenitori a favore di materiali alternativi, riciclabili e facilmente riutilizzabili.

«Grazie a questa sperimentazione Milano si porta avanti in vista dell’applicazione della direttiva dell’Unione europea che dal 2021 vieterà l’utilizzo delle plastiche usa e getta non degradabili», spiega l’assessore alle Attività Produttive di Palazzo Marino, Cristina Tajani. «L’impatto delle plastiche sull’ambiente è ormai percepito come un dramma epocale – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Per anni si è pensato che il destino delle plastiche dipendesse dalla buona organizzazione di raccolta e separazione dei rifiuti, oggi è chiaro che gli sforzi devono essere concentrati anche sulla riduzione dell’usa-e-getta e sulla sostituzione delle plastiche a perdere con materiali alternativi, quali le bioplastiche, con cui realizzare oggetti analoghi per prestazioni ma perfettamente biodegradabili».

La sperimentazione a Niguarda ed Isola ha preso avvio con circa duecento esercizi commerciali coinvolti: nello specifico, 54 tra ristoranti, bar e attività di somministrazione e 147 negozi di vicinato. Saranno i volontari di Legambiente, grazie a una capillare strategia porta a porta, a coinvolgere i titolari e i gestori di tutte le attività invitandoli ad aderire alla campagna “Milano Plastic Free”. Gli esercizi aderenti riceveranno la vetrofania disegnata ad hoc per l’occasione. I volontari, insieme a ogni esercente, analizzeranno la tipologia e i consumi di plastica all’interno di ogni singola attività e proporranno in alternativa l’adozione di prodotti capaci di assolvere al medesimo uso ma più rispettosi dell’ambiente.

Non mancheranno anche azioni di sensibilizzazione esplicitamente rivolte ai clienti degli esercizi. Tra le prime realtà a sostenere e aderire a Milano Plastic Free, pur non essendo ubicata in una delle quattro vie oggetto della sperimentazione, la Santeria, storica factory di via Paladini 8 e di viale Toscana 31, che ha scelto dal primo aprile di eliminare definitivamente all’interno delle sue strutture tutte le plastiche usa e getta come bottigliette e bicchieri, sia nella normale attività di somministrazione sia durante tutti i concerti e gli eventi.

Il 10 aprile, in occasione del prossimo Fuorisalone, i gestori presenteranno la loro esperienza “ecologica”, raccontando le loro scelte e i risultati raggiunti e invitando tutti gli altri operatori del settore a seguire il loro esempio grazie al primo evento cultural musicale della Santeria interamente Plastic Free. Un’altra attività commerciale che ha deciso di uscire dalla plastiche è quella che porta il marchio de l’Ostello Bello, che ha già dismesso la plastica da tutte le attività di ristorazione e accoglienza nei suoi due esercizi milanesi.

La campagna non sarà limitata ai due distretti commerciali: l’invito ad aderire è esteso a tutti gli esercizi e locali pubblici milanesi che potranno contattare Legambiente per ricevere le informazioni e chiarire i dubbi sulle azioni da intraprendere, e farlo prima che diventi un obbligo europeo. Info anche su comune.milano.it.

Una battaglia per i nostri mari
Perché è bene dismettere sacchetti, bicchieri e cannucce

Secondo i dati raccolti dal report di Legambiente sul consumo di plastiche, l’Unione Europea consuma annualmente circa sessanta milioni di tonnellate di plastica (dato 2016), e di queste il 40 per cento. ovvero più di venti milioni di tonnellate, sono associate al comparto degli imballaggi. Allo stesso tempo, annualmente vengono prodotti circa 27 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica: circa cinquanta chili annui per ogni cittadino europeo, di cui il 31,1% viene raccolto per il riciclaggio, mentre il 27,3% finisce in discarica e il 46,6% in inceneritori. Produzione di plastica e incenerimento in Europa hanno un “peso” climatico molto rilevante pari a 400 milioni di tonnellate di CO2 (dati riferiti al 2012).

Nell’Unione Europea dall’80 all’85% dei rifiuti marini rinvenuti sulle spiagge è di plastica: di questi gli oggetti monouso rappresentano il 50% tra sacchetti, contenitori per alimenti, pacchetti e involucri, contenitori e tazze per bevande, cotton fioc, stoviglie, piatti, palette per mescolare alimenti, cannucce. L’Italia è il secondo Paese europeo produttore: ogni anno vengono immessi al consumo tra i 6 e 7 milioni di tonnellate di plastica. Di queste il 40% sono utilizzate per produrre imballaggi: nel 2017 sono stati immessi al consumo 2.271.000 tonnellate di imballaggi di cui il 43,5% è stato riciclato, il 40% incenerito e il rimanente dismesso in discarica o disperso nell’ambiente. A fronte di un incremento del tasso di riciclo di +5% rispetto al 2014, le tonnellate di imballaggi non riciclati sono rimaste sostanzialmente invariate tra il 2014 (1.292 milioni di tonnellate) e il 2017 (1.284).

Milano, secondo i dati forniti da Amsa, ogni anno produce circa 35.000 tonnellate di plastica. Il miglior modo per evitare la dispersione delle plastiche nell’ambiente è fare una corretta raccolta differenziata: la città ha superato la percentuale del 60%, confermandosi tra le metropoli più virtuose in Europa nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti . Grazie ai benefici del nuovo sistema di raccolta in città i quantitativi di plastica e metallo (sacco giallo) raccolti porta a porta sono passati da una media di 186 a 207 tonnellate alla settimana, con un incremento percentuale dell’11%.

 

IL PESO SU MILANO

35.000,
Le tonnellate di rifiuti in plastica prodotti in città ogni anno

60%,
La quota di raccolta differenziata

207,
La media di tonnellate di plastica raccolte ogni settimana

11%,
L’incremento annuo del corretto utilizzo dei sacchi gialli

(Fonte: Amsa, Gruppo A2A)

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