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05. 08. 2021 04:45

Jordan Angelo Cozzi: «Ora fotografo l’amore oltre il Covid»

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«Immagina un ragazzo da poco maggiorenne, che entra in una Rsa con l’intento di raccontare l’amore nelle coppie anziane. La curiosità è stata reciproca». Bastano queste parole per raccontare chi è il bollatese Jordan Angelo Cozzi, classe 1994, a partire dalla sua missione: la memoria e la sensibilizzazione verso la terza età.

Jordan, com’è nato True Love?
«È un lavoro che risale al 2014, avevo vent’anni. Ho iniziato un percorso nelle Rsa grazie all’Associazione Volontari Ospedalieri: volevo fotografare i momenti di tenerezza di alcune coppie di anziani. Ho incrociato tanti sguardi che brillavano».

Ovvero?
«Nonostante il trasferimento in un luogo diverso dalla loro casa, facevano ancora trasparire il loro essere innamorati. Spesso solo una delle due parti vive in Rsa e il coniuge si reca tutti i giorni presso la struttura, diventando parte attiva dell’esperienza».

Una parola, una sensazione che racconta quegli scatti.
«Attaccamento. L’immaginario vuole che le persone in degenza presso una Rsa vengano abbandonate dai propri cari: io ho sempre visto attenzione, rispetto e dignità».

Chi sono i protagonisti della foto del bacio?
«Giovanbattista e Concetta. Si sono conosciuti nel 1947, quando Giovanbattista la vide nel suo giardino e fu un colpo di fulmine. Il loro amore culminò nel 1950 quando si sposarono in Sicilia».

Come nasce la posa della foto?
«Deriva soprattutto dalla soggettività delle persone che ritraggo. Per esempio, Giovanbattista soffriva di Alzheimer e Concetta era l’unica persona che ancora riusciva a riconoscere nei momenti di lucidità. Quel bacio è nato in maniera del tutto spontanea, perché negli ultimi periodi era molto più legato al contatto fisico».

Chi sono gli altri protagonisti di True Love?
«Ho ritratto Angela, nata nel 1924, con suo marito Giacomo, classe 1922, entrambi nati a Milano. Nella foto sono ritratti nella Residenza Anni Azzurri Sant’Ambrogio. Il loro è stato un matrimonio lungo circa settant’anni. Angela soffriva di una malattia degenerativa che la costringeva sulla sedia a rotelle, per questo Giacomo era abituato a chinarsi».

La foto parla chiaro.
«Esatto. Quello che si vede è un abbraccio, ma è anche un vero e proprio incedere verso lei e la malattia, senza tirarsi indietro. È l’accettazione del cambiamento».

Poi ci sono Giacomo e Rita.
«Entrambi di origini venete, si sono conosciuti alla sagra di San Pietro, con Giacomo che invitò Rita a ballare. Li ho ritratti nella loro casa a Bollate. Ogni foto vuole essere la sintesi del racconto di una coppia. Sono sempre stati molto affini e le loro pose, i loro sorrisi, sono proprio la manifestazione del loro amore».

Adesso è il momento giusto per?
«Riappropriarci delle nostre emozioni, senza le quali non potremmo crescere. È tempo di riscoprire chi abbiamo di fronte, lo sguardo dei propri genitori, dei figli, dei nonni, di chi fa parte della nostra quotidianità. Bisogna riscoprire la condivisione, l’ascolto e la memoria. È il momento giusto per prendere consapevolezza di chi siamo e di chi vogliamo essere».

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