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21. 06. 2021 23:49

Amici, Raffaele Renda: «Avrei potuto vincere»

Protagonista dell’ultimo Amici, Raffaele Renda ripercorre la sua storia nel talent. E si toglie qualche sassolino sul Perla Blu...

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Protagonista di una delle edizioni più seguite di Amici, che sabato vedrà il suo atto conclusivo, Raffaele Renda sa che il suo percorso artistico comincia adesso. Educato, simpatico, mai una parola fuori posto, non manca tuttavia l’occasione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe, consapevole che se la sarebbe potuta giocare fino alla fine.

Aldilà del tuo spirito fair che ti ha contraddistinto in tutta questa edizione, pensi saresti potuto essere tra i cinque finalisti di Amici?
«Penso proprio di sì. Avevo, ho tutte le carte in regola per arrivare fino alla finale di sabato, poi è andata com’è andata e va bene così. Ma sono consapevole del fatto che ci sarei potuto arrivare tranquillamente».

Cosa credi abbia giocato a tuo sfavore?
«Sicuramente ha influenzato molto il mood Perla Blu che si è creato settimana dopo settimana. Forse sono stato troppo educato, ma è nel mio modo di fare: sono stato sempre me stesso e non rinnego nulla. Forse era destino, sono comunque felice».

È passata qualche settimana dall’eliminazione, hai avuto modo di capire quali siano stati gli aspetti su cui sei migliorato di più?
«Quando sono entrato nella scuola, mi è stata fatta notare l’importanza del “non interpretare” (non “imitare”, ndr) che lì per lì non capivo. Su questo ho lavorato tanto perché a livello tecnico fortunatamente penso di potermela giocare. A questo aspetto affianco la gestione del palco, del muoversi in scena. Penso di essere migliorato in questo».

In un Paese famoso per il bel canto neomelodico, la tua appartenenza a questa “scuola” è parsa a tratti qualcosa di negativo.
«Un po’ strano, in effetti. Sono del parere che il bel canto tornerà: è una fase, questa, dove trap e urban funzionano ed è giusto che sia così, ma penso sia qualcosa di temporaneo. Chi sa cantare rimane e rimarrà».

La tua famiglia ti ha sempre supportato?
«È stato difficile, non è sempre stato così perché da noi in Calabria c’è una realtà diversa: immaginare, sognare di fare il cantante o comunque vivere d’artista è un concetto volatile, perché si pensa sempre al lavoro fisso».

Modalità “Checco Zalone”?
«Bisogna stare al sicuro (ride, ndr). Questa cosa non mi è mai piaciuta, mi sono sempre imposto soprattutto con mio padre per fargli capire il mio punto di vista. E alla fine ho vinto io».

 

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