Joe T Vannelli racconta la sua quarantena: «Instagram la nostra nuova consolle»

«La ripresa non sarà facile, ma grazie alla nostra forza torneremo a condurre una vita normale»

Joe T Vannelli
Joe T Vannelli

Sinonimo di house sin dai tempi delle sua one-night Supalova cult negli anni ’90 tra Milano, Riccione e Ibiza, anche per Joe T Vannelli è tempo di fare i conti con l’emergenza epidemiologica da Covid-19. «Mai avrei pensato di vivere una cosa simile, da un giorno all’altro», racconta il dj e produttore di origini pugliesi e con la Madonnina nel cuore.

 

 

Joe T Vannelli, l’intervista

Si aspettava una pandemia simile?
«Era solo il 20 febbraio scorso quando durante la diretta live di Slave To The Rhythm dal Sound Faktory di Milano, con Federico Scavo invitavamo i nostri ascoltatori a presentarsi mascherati la settimana successiva in occasione del Carnevale. Mai avremmo pensato che il nostro radio show da quel momento sarebbe cambiato».

In che modo?
«Siamo passati dall’esibirci davanti ad un centinaio di persone a farlo prima senza pubblico e, dopo il 5 marzo, alle dirette via social. Adesso stiamo mantenendo il filo conduttore con i nostri fan grazie alla rete, con picchi di visualizzazioni che hanno sfiorato le 400mila views. Da questo punto di vista non possiamo che essere soddisfatti, per noi è importante sapere che il nostro pubblico abbia voglia di seguirci anche a distanza».

Joe T Vannelli
Joe T Vannelli

Come sta vivendo questo periodo?
«A livello personale e familiare non posso lamentarmi, fortunatamente stiamo tutti bene e mi sto godendo il mio terzo figlio che ha poco più di 4 anni. Non ero mai riuscito a fare il papà in questo modo nemmeno con gli altri due miei figli. Viviamo attaccati a Palazzo Reale, l’atmosfera è davvero paradossale: il silenzio da queste parti è assordante, non ci siamo abituati. Spero che a breve ci sia la possibilità di tornare a lavorare, soprattutto per quelle persone che, a causa del coronavirus, stanno affrontando situazioni economiche difficili».

La risposta di Milano?
«A mio parere ottima, sia da parte dei cittadini che delle istituzioni. L’ospedale creato in pochi giorni in zona Fiera ne è la testimonianza più tangibile».

Come cambierà il modo di proporre e fare musica?
«Probabilmente assisteremo a un cambiamento epocale, ripartiremo più o meno da zero. In questo senso l’aiuto dei social sarà fondamentale perché ormai è il tramite che ci permette di arrivare più velocemente ai nostri fan. Noi già da tempo abbiamo imboccato quella strada, ma l’emergenza porta a spingere maggiormente l’acceleratore in questa direzione».

Che nightlife riavremo, dopo la quarantena?
«Non riesco ad immaginarmela, la situazione è troppo intricata per vedere oltre quello che stiamo vivendo. Fino ad agosto ho annullato tutte le date di festival e serate. In questi giorni mi sto limitando a dare consigli a gestori dei locali e addetti ai lavori: bisogna eliminare le piste e creare una sola area dedicata ai tavoli che dovranno essere ben distanziati tra loro, non sovraffollati. La ripresa non sarà facile, ma grazie alla nostra forza torneremo a condurre una vita normale».