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17. 06. 2021 21:48

L’atteso ritorno di Caparezza: «Tutto è un paradosso»

Fuori Exuvia, il nuovo album di Caparezza, che arriva a quasi quattro anni di distanza da Prisoner 709: «Si dice che la natura sia un libro aperto, ma di quale autore?»

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In un mercato musicale frenetico in cui lo streaming è padrone assoluto, pare una pazzia aspettare quattro anni per pubblicare un nuovo album. Caparezza dimostra ancora una volta di essere completamente avulso da certe logiche: venerdì è uscito l’album Exuvia, che descrive un rito di passaggio, con un filo conduttore sottile e che si svela ascolto dopo ascolto.

Sarà il tuo ultimo album?
«Non lo so e non dipende solo da me. Prisoner 709 parlava di prigonia, Exuvia di fuga e mancherebbe un terzo capitolo dedicato alla libertà. Lascio aperta una finestra senza farmi troppo condizionare».

In Campione dei Novanta canti: «A volte il traguardo comincia da un passo falso». Poi parli apertamente del tuo percorso come Mikimix. Perché proprio ora?
«Per molto tempo mi sono vergognato di Mikimix, percorso che comprendeva anche un trascurabile Festival di Sanremo. Quando nella musica inizi con il piede sbagliato è faticoso ripartire, anche se vedendo come la musica si è involuta ho rivalutato i brani di quel periodo».

Uno dei pezzi che meritano più attenzione nel disco è Contronatura.
«Si dice che la natura sia un libro aperto. Sì, ma di quale autore? Può essere amica straordinaria, ma anche terribile. Io vorrei essere migliore della natura. La natura è bella, ma la diamo molto spesso per scontata. Prendersene cura è un atto profondamente contro natura, anche se necessario».

Eterno Paradosso è un brano dove ci porti in una dimensione molto personale.
«Tutto è un paradosso, come canto anche in Contronatura. Per esempio odio stare al centro dell’attenzione, eppure sono nel mondo dello spettacolo. Il più grande paradosso è che mostro nei dischi il mio lato più interiore. Ho un atteggiamento strano anche nei confronti dei social. Li uso per promuovere quello che faccio e non quello che sono. Può essere l’utilizzo più sbagliato, ma per me è l’unica strada possibile».

Non hai paura che le tue parole possano non essere capite?
«Non voglio passare per il rapper acculturato. Tutto quello che cito l’ho appreso per curiosità. Gran parte delle cose che so e che scrivo me le suggerisce il mondo esterno. Mi fa piacere quando qualcuno approfondisce gli argomenti di cui parlo. L’essere travisato è un’arma che utilizzano contro di te per disinnescare il messaggio del quale ti stai facendo portavoce. A me è successo spesso, anche con un brano popolare come Vieni a ballare in Puglia».

In questi giorni risuonano ancora le polemiche per le parole di Fedez al Concerto del Primo Maggio.
«Trovo che quello che ha detto sia condivisibile. Non ci sono punti sui quali si può obiettare. Sono sorpreso che abbia suscitato clamore, anche perché non ho sentito argomenti fuori di testa».

Cosa succederà ora?
«Niente! Si parlerà dell’intervento, ma non del contenuto».

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