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12. 05. 2021 20:22

Sanremo giovani: otto ragazzi in cerca di un sogno

Alla vigilia di un Festival senza precedenti, scopriamo qualcosa in più sugli otto emergenti in gara all’Ariston

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AVINCOLA
Goal!
«Un pezzo arrivato al 90’»

Quali caratteristiche ti rendono orgoglioso di Goal!?
«Il suo aspetto sincero, diretto e ottimista. Racconta la visione di un panchinaro. Una sensazione che, almeno una volta nella vita, abbiamo vissuto tutti. Un pezzo arrivato al novantesimo minuto, completamente inaspettato, come spesso accade per le cose belle».

Come descriveresti il tuo rapporto con il Festival?
«Andare a Sanremo significa giocare ai Mondiali! L’ho sempre seguito con coinvolgimento e estrema curiosità. Anche se non ero ancora nato, sono molto legato alla partecipazione di Vasco del 1982, una vera e propria rottura con tutto quello che era stato proposto fino a quel momento».

Cosa ti piacerebbe riuscire a trasmettere a chi ascolterà la tua canzone?
«La voglia di mettersi sempre in gioco, con l’idea che si possa vincere senza far perdere nessuno. Penso che in un periodo come questo, sia bello ritagliarsi un momento di pausa, per accogliere qualcosa che assomigli a un sentimento di speranza e di rivincita personale».

DAVIDE SHORTY
Regina
«L’orchestra mi ha spettinato»

In che modo stai esorcizzando l’attesa?
«Mi sto prendendo cura di me, ho ripreso ad allenarmi, cerco di mangiare bene, dedicando ogni giorno un po’ di tempo alla meditazione. Evito di strapazzarmi, tutto qui».

La meditazione pre sanremese serve sempre, anche se quest’anno sarà tutto più rallentato.
«La cosa che mi rattrista un po’ è l’assenza delle jam, di tutte quelle situazioni collaterali al Festival. Quando penso a Sanremo mi immagino le strade piene di gente, i musicisti che suonano a destra e a manca, giornalisti ovunque e il tappeto rosso. Onestamente non so cosa aspettarmi quest’anno».

A parte la possibilità di creare delle jam su Clubhouse, come stanno andando le prove con l’orchestra?
«Meravigliosamente, il muro sonoro dei sessantacinque elementi mi ha spettinato, mi ha fatto davvero del bene. È un grande privilegio e una grande responsabilità poter far musica in un momento come questo. Spero di riuscire a trasmettere positività, motivazione, allegria e solarità con la mia canzone».

DELLAI
Io sono Luca
«Cantiamo la storia di tutti»

Come siete messi ad adrenalina?
«Ne abbiamo un bel carico, ma non vediamo l’ora di salire su quel palco con la voglia di divertirci e di far divertire. Sono momenti molto concitati, sono tante le cose da fare, però Sanremo ci prende abbastanza la testa, com’è giusto e doveroso che sia per una manifestazione di questo calibro».

Seguivate le precedenti edizioni del Festival?
«Abbiamo un gruppo su WhatsApp sul quale commentiamo abitualmente le serate, esprimendo i nostri pareri. Quest’anno sarà un po’ più complicato interagire con i nostri amici, ma magari sul palco qualcosa ce la inventeremo».

Cosa racconta il vostro brano?
«Racconta la storia di Matteo, anche se nel titolo c’è il nome di Luca. Un po’ per difendere la sua intimità, un po’ per giocare, un po’ per trasmettere il messaggio che ciascuno di noi può vivere le stesse situazioni dell’altro. L’obiettivo è quello di infondere un senso di gioia, di rinascita, perchè anche nei momenti difficili si può trovare una piccola felicità».

ELENA FAGGI
Che ne so
«Con Vessicchio sono sicura»

Che feedback hai ricevuto sul brano?
«Molti miei coetanei mi hanno contattato sui social, scrivendomi di essersi ritrovati nel racconto che, in poche parole, parla di quella fase dell’innamoramento in cui non si sa se si è ricambiati, quando siamo soliti farci i nostri “film mentali”. Il mio più grande obiettivo è che le persone possano fare propria questa canzone».

C’è una frase che, secondo te, riassume e spiega al meglio questo significato?
«Può sembrare una risposta un po’ banale, ma penso che “Che ne so” riassuma il senso di tutto, ovvero il dubbio esistenziale racchiuso all’interno del titolo».

Cosa proverai quando sentirai pronunciare la fatidica frase: «Dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio»?
«Guarda, ancora non ci credo! Oltre che un grande professionista, il Maestro Vessicchio è una persona meravigliosa, umile e gentilissima. Quando l’ho incontrato per la prima volta, non mi sembrava possibile. Averlo al mio fianco in questo debutto sarà rassicurante».

FOLCAST
Scopriti
«Voglio smuovere gli animi»

Come te lo immagini questo Sanremo un po’ atipico?
«Essendo il mio primo Festival non ho un metro di paragone, se non con quelli che ho seguito negli anni passati dalla tv. Sto imparando ad immaginarmelo, ad entrarci un po’ dentro. Sarà sicuramente un’edizione unica nel suo genere».

Cosa ti piacerebbe riuscire ad infondere con la tua canzone a chi a volte crede di non farcela?
«Cercare il più possibile di pensare in positivo, anche se non è sempre facile. L’obbiettivo è trasmettere un messaggio di speranza, sia rispetto ai tempi che corrono, ma anche rispetto a quello che ognuno di noi sta vivendo nella propria battaglia quotidiana con se stesso. Non ho dei consigli da dare con questo brano, spero solo di riuscire a smuovere e destabilizzare l’animo di chi ascolta».

La musica in questo può essere d’aiuto?
«Assolutamente sì, lo stiamo vedendo nella situazione in cui ci ritroviamo a causa della pandemia. Senza musica, senza l’arte in genere, sarebbe tutto ancora più pesante».

GAUDIANO
Polvere da sparo
«Emozioni da vivere e rivivere»

Come si fa a mantenere la concentrazione con un brano così emotivamente impegnativo?
«È difficile, perchè porto sul palco qualcosa di molto personale. Cerco di restare estremamente connesso al testo, concentrato sulle immagini che mi hanno portato a scrivere questa canzone. Il segreto per mantenere i nervi saldi sta nel non lasciarsi sopraffare dalle emozioni, ma cercare di riviverle».

Ti sei trasferito da Foggia a Milano, come ti trovi qui?
«Benissimo! Milano è piena di pugliesi, non ho fatto fatica ad integrarmi. È una città che sento mia, come se fosse una seconda casa. Foggia resta nel cuore, è il luogo dove trattengo le mie amicizie più longeve, dove coltivo il rapporto con la mia famiglia».

Cosa ti piace di più di Polvere da sparo?
«L’essere riuscito a raccontare il rapporto con una delle persone più importanti della mia vita: mio padre. Non era facile mettere insieme le parole, ma è come se le avessi trovate già pronte. Forse il mio compito è stato solo quello di metterle in ordine».

WRONGONYOU
Lezioni di volo
«Voleremo da fermi per stare meglio»

Cosa sta piacendo di Lezioni di volo?
«Nonostante sia catalogato come un pezzo indie, sta ottenendo un buon riscontro su larga scala, non solo dal mio pubblico più fedele. “Voleremo da fermi per stare meglio” è la frase che rappresenta uno stato d’animo comune in questo periodo».

Quali riflessioni hanno suggerito questa analisi?
«Pensieri maturati durante il primo lockdown, un periodo che per molti è stato massacrante. Ho scritto un sacco di pezzi, tra cui anche Lezioni di volo, una di quelle canzoni arrivate nel momento giusto. Da tutta questa situazione di costrizione, ho capito che la libertà è un bene prezioso. Non dobbiamo mai dimenticarci di quanto sia importante rischiare, buttarci e non avere paura di spiccare il volo».

Come te lo immagini il Festival alle porte?
«Sarà un Sanremo diverso, lo vivrò in una bolla in totale sicurezza. Il contatto con le persone mi mancherà, ma in un momento come questo le precauzioni non sono mai troppe».

GRETA ZUCCOLI
Ogni cosa di te
«Avvertivo una forte mancanza»

Com’è nata Ogni cosa sa di te?
«Era una notte in cui provavo delle sensazioni contrastanti, mi sentivo sia forte che malinconica, avvertivo un sentimento di forte mancanza. La musica mi ha aiutato a fare pace con quei pesi che mi portavo dentro, a riscoprirmi, a trovare nuova consapevolezza, a tirare fuori me stessa, a rinascere».

Quali commenti sul brano ti hanno fatto più piacere?
«È sempre una meraviglia scoprire che determinate tue emozioni possano suscitare qualcosa e rivivere nelle storie di altre persone. Mi sono arrivati tantissimi messaggi, racconti e aneddoti legati a questo brano, a cui ognuno ha dato una sua interpretazione. Questo è decisamente lo spettacolo più bello».

Cosa ti affascina di preciso della fase di composizione di una canzone?
«L’epifania iniziale, il momento esatto in cui entra in gioco qualcosa di magico, senza sapere come o perché. Succede che arriva l’ispirazione e provi a catturarla in tutti i modi, restituendole il suo spazio all’interno di una canzone».

 

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