Torna domani sera, dalle 21.20 su Raidue per la seconda puntata, il nuovo cooking show con Andrea Berton, Il ristorante degli chef, in cerca di ascolti possibilmente in crescita. Lo chef stellato friulano d’origine e milanese d’adozione, è uno dei tre giudici del programma, senza dubbio il più apprezzato della première televisiva. E a Milano ormai è un’istituzione: dal suo ristorante ai piedi dei grattacieli di Porta Nuova ai format più “smart” di Pisacco e Dry. Con un chiaro dogma in testa: «offrire sempre e solo qualità», come racconta a Mi-Tomorrow.

Anche lei alla prova dei talent di cucina, com’è andata?
«Mi sono trovato molto bene, anche perché questo è un talent molto diverso da tutti gli altri. E’ un programma di cucina, è vero, ma vengono riprodotte davvero tutte le dinamiche di un ristorante. Gli aspiranti chef devono mettersi alla prova a 360 gradi, non solo con i piatti, comprendendo le tempistiche del servizio e tante altre sfaccettature».

Con commensali fuori dal comune…
«È vero, sono stati coinvolti personaggi anche noti, del mondo dello spettacolo e dello sport, proprio come succede in un grande locale, quando a tavola ci sono persone comune e Vip. Chi cucina deve saper gestire le emozioni, a cominciare dalla tensione che si crea prima di iniziare un servizio. E’ proprio la parte più bella di questo programma».

C’è ancora spazio per la cucina in tv?
«C’è tantissimo spazio. Se guardiamo l’Inghilterra o gli Stati Uniti, troviamo tantissimi talent di cucina che continuano a sfornare giovani promesse. Il pubblico è molto interessato e affascinato dal mondo della cucina: la manualità fa la differenza e piace».

A Milano si è messo alla prova con diversi locali, diversificando dall’offerta stellata: una strada obbligata?
«Ho sempre avuto questa visione. Il pubblico ha bisogno di più realtà, a diversi livelli. Con me può scegliere fino alla pizza o un piatto veloce. L’importante è avvicinare il pubblico alla qualità del cibo. Il cliente deve vivere e percepire sempre questa caratteristica, sia che consumi un sandwich o un’insalata, sia davanti ad un piatto più complesso».

L’ultima guida Michelin sembra aver snobbato Milano senza assegnare nuove stelle: solo una questione fisiologica?
«Credo che negli anni passati questa città sia sempre stata molto considerata. Ci può stare una pausa: stiamo offrendo molto da queste parti nell’ambito del cibo. Parlerei di un anno di transizione, in attesa che arrivino nuovi risultati».

Meno di un mese a Natale: che cosa non può mancare al pranzo di casa Berton?
«Sicuramente un panettone artigianale, fondamentale per vivere al meglio l’atmosfera natalizia. E poi i tortellini in brodo che prepara mia moglie».

Da tifoso milanista, quale piatto servirebbe alla truppa per superare l’emergenza infortuni?
«Tanti piatti energetici. L’augurio è che si trovi la ricetta giusta per portare a casa risultati importanti, visto che la squadra c’è».