Nel il mio gioco preferito
Nel il mio gioco preferito

«A Milano? Aprirò un ristorante»

«Il mio rapporto con Milano? Avevamo pensato di aprirci un ristorante con Renga e Pezzali: l’avremmo chiamato “I tre” e il venerdì ci avremmo cantato pure noi. L’idea è figa, io la tengo lì». È carico Nek, che proprio a Milano presenta la prima parte di Il mio gioco preferito, sette tracce che raccontano un primo “lato” del cantautore emiliano.

Perché la divisione in due parti?
«Ci ho pensato su e credo possa avere più longevità. In autunno, poco prima del tour, uscirà anche la seconda».

Che hai già pronta?
«È ancora aperta, ma ci siamo quasi».

Come mai la scelta del cubo di Rubik come immagine per la copertina?
«Perché la vita è fatta di incastri. E poi quell’immagine è qualcosa di incompleto che chissà, nella seconda parte, potrà completarsi».

Intanto, per ora, ci sono sette tracce.
«Che in venti minuti sono assimilate. Oggi non c’è più tempo di avere tempo: il primo inciso deve arrivare entro un minuto, altrimenti non capisci di che cosa stiamo parlando».

Musica sotto le bombe resta subito in testa. Come nasce?
«Guardando i telegiornali, con mia figlia. Mi chiede perché fanno le guerre. E tu cosa rispondi? Mi è venuta in mente questa cosa qua guardando i suoi occhi. Penso al terrorismo vero, ma anche a quello psicologico: non c’è più rispetto della persona prima di tutto, bisogna distruggere con una violenza gratuita».

A proposito, che rapporto hai con i social?
«Non sono un addicted, ma ogni tanto rispondo a qualche testa di cazzo. Una volta uno mi ha scritto “non ti sei ancora estinto?”: gli ho risposto “ti voglio bene anch’io”. È diventato un mio fan».


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