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22. 01. 2022 18:55

Addio ai murales del Leoncavallo: ma la lotta continua

Ecco perché il centro sociale si schiera contro la distruzione dei muri

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Continua la lotta, perché nessuno vuole dire addio ai murales del Leoncavallo. Il centro sociale prosegue la sua battaglia, per mantenere viva la memoria di quei pezzi di muro che, in realtà, sono vera e propria arte.

Addio ai murales del Leoncavallo, addio ad un pezzo d’arte

Il centro sociale, con una nota sul proprio sito internet, ha spiegato: «Ci accusano di creare degrado, eppure questo non basta alla costruzione dei nuovi palazzi residenziali, con i loro doppi vetri insonorizzanti, riempiti d’arte sfruttando il contesto creato dai nostri muri. “Pastrocchi”, così li chiama la destra, che la città ha illecitamente usato (lucrandoci) per tour di street art, riprese cinematografiche e musicali, pubblicità, cataloghi editoriali, ecc…».

Una lotta che va oltre quella di classe

Una lotta, quella del Leoncavallo, che va ben oltre la canonica disputa di classe: «Il muro che è stato distrutto, è stato lo sfondo di migliaia di foto, di centinaia di pubblicità e video, gentrificato proprio dallo stesso “mercato” che oggi contribuisce ad abbatterlo, incurante degli artisti che l’hanno creato – prosegue la nota – Dipinti e ridipinti in un contesto di libera espressione e di rivendicazioni culturali, i “nostri” muri portano la storia e lo sviluppo, dagli anni ’90 ad oggi, di quella che in molti ora studiano e chiamano street art. Dalle fondamenta di DaunTaun, al tetto, all’intero quartiere si estende la memoria artistica di una comunità che seppur criminalizzata e rimbiancata è riuscita a togliere dal torpore un’amministrazione comunale che prova a rispondere con “muri liberi” ed iniziative. Ma c’è sempre una città che difende e valorizza l’espressione culturale e storica, e una città che in nome di decoro e capitale distrugge, costruisce ed impone la propria immagine e il proprio interesse. Ci rammarica il silenzio di istituzioni ed enti culturali riguardo a questa dicotomia e alle continue contraddizioni della speculazione edilizia e sull’immagine». 

Le ruspe e il futuro del Leoncavallo

Non è la prima volta che il Leoncavallo si ritrova davanti alle ruspe. Lo sfratto degli orti nel ex-Parco delle Rose (abbandonato poi in una recinzione), la riconversione dell’ex-Panasonic in residenze di lusso (“immerse nell’arte”), le demolizioni e costruzioni, la gentrificazione e i continui sfratti esplicitano l’interesse sempre più pressante per il Leoncavallo. «Al posto di un palazzo, l’ex area industriale poteva essere ristrutturata e restituita alle idee e al quartiere, poteva essere un parco o degli orti condivisi, poteva essere uno spazio per tutti ma il “per tutti” non crea profitto. Per non rivedere più le immagini di giovedì scorso – conclude la nota – Milano deve costruire delle politiche che ripensino gli spazi secondo le reali necessità dei quartieri con politiche che ne riconoscano la storia e l’importanza culturale maturate nelle pratiche delle autogestioni, perché anche queste fanno parte dell’identità di Milano e sono una risorsa». Sarà davvero addio ai murales del Leoncavallo?

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