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Milano
18. 05. 2022 02:14

Dehors, ricreazione finita: torna la tassa comunale per la “gioia” degli esercenti. E da Palazzo Marino…

Si salvano solo i locali vicino ai cantieri M4

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Con un bilancio che ha bisogno di 200 milioni per potere essere presentato è inevitabile che da qualche parte Palazzo Marino debba reperire risorse. I titolari dei locali pubblici sono stati tra i primi ad essere colpiti per una ragione precisa: durante la pandemia hanno usufruito di misure di sostegno tra cui la possibilità di sistemare tavoli all’aperto senza pagare la Cosap, la tassa sul suolo pubblico. Così in questi due anni in tutti gli angoli della città sono spuntate sedie, tavoli e tende prese d’assalto da avventori esausti dalla cattività imposta dal Covid: marciapiedi, piazze, persino carreggiate della strada sono diventate un ampliamento di bar, ristoranti, vinerie.

Ora si cambia, il Comune ha deciso un giro di vite che significa ripristino della Cosap, a partire dal 31 marzo, sia pure decurtata del 20 % e nuove misure per delimitare gli spazi occupati: non si potrà più sistemare il tavolo anche a notevole distanza dal locale ma solo entro 30 metri, fatti salvi quei locali che si trovano nei paraggi dei cantieri M4. Ma non è tutto, è stabilita anche la stagionalità dei dehors che si potranno utilizzare per 8 mesi, da marzo a ottobre.

Si poteva fare in altro modo? Secondo Forza Italia le condizioni per il ritorno della Cosap non sono ancora presenti: «Abbiamo presentato una mozione che non è passata per una proroga della gratuità fino a settembre – spiega a Mi-Tomorrow il capogruppo comunale Alessandro De Chirico -, di tutelare gli esercenti che soffrono i disagi della M4 e quelli che non hanno potuto usufruire dei dehors in questi due anni attraverso ristori per evitare che subiscano una concorrenza sleale. Il comune dovrebbe anche effettuare più controlli, occorre tutelare i residenti che vivono i disagi della movida che a volte coincide con i dehors».

Sul fronte degli esercenti la novità sembra indigesta: «Non siamo stati avvisati per tempo – denuncia Massimo Shokralla, titolare dei Tre Fratelli in zona Nolo -, ho fatto investimenti per gli spazi all’aperto che pesano sul bilancio: questa è una tassa ingiusta, non si è tenuto conto che il covid è ancora in circolazione e che i più in pericolo sono gli anziani». Più fatalista Stefano Salladini, titolare del Momus in zona Brera: «Prima o poi la gratuità sarebbe finita, noi continueremo a utilizzare gli spazi all’aperto: sono richiesti dai clienti, credo che faranno così anche i colleghi della zona».

Torna la tassa sui dehors, Squeri (Epam): «Speriamo in correzioni. Il Comune ha bisogno di soldi»

aumento dei prezziUna decisione inevitabile, che non piace alla categoria ma potrà essere corretta col tempo. Carlo Squeri, segretario di Epam, l’associazione dei pubblici esercizi, giudica con fatalismo le nuove misure del Comune che modificano le politiche sugli spazi all’aperto adottate negli ultimi due anni.

Il Comune ha dato una stretta sugli esercizi commerciali.

«Già nel 2021 era intervenuto sulle misure del 2020, adesso ha deciso di disciplinare le occupazioni permanenti: non si potrà andare oltre i 30 metri, fatta eccezione per quegli esercizi che si trovano nei dintorni dei cantieri della M4».

Molti esercenti avevano sistemato i gazebo sulla carreggiata, cosa succederà?

«Dovranno limitare l’occupazione a 10 metri, ovvero due stalli di sosta».

Il Comune vi ha consultati prima di assumere queste decisioni?

«Sì, abbiamo fatto le nostre proposte, alcune sono state accolte altre no, sono loro che decidono».

Cosa non è stato recepito?

«Per quanto riguarda le occupazioni sul verde la distanza dai dissuasori della sosta, dalla parigine, è stata portata da 50 centimetri a due metri: mi sembra eccessivo».

Pensa che questo regolamento potrà essere modificato?

«Me lo auguro».

Quanti sono i dehors in città?

«Intanto vorrei fare un precisazione, si fa un po’ di confusione su questo termine: i dehors hanno una struttura chiusa, rigida. Detto questo sono più di quattromila, circa la metà degli esercizi ne sono provvisti».

Quanti hanno fatto le richieste negli ultimi due anni?

«Le richieste sono state 2.800 ma nell’80 % dei casi si è trattato di allargamento di attività già esistenti».

Ci saranno esercenti che rinunceranno ai dehors?

«Certo ma è fisiologico, non credo che sarà solo per il costo, inoltre bisogna vedere ogni singola situazione».

Era inevitabile questa decisione?

«In questi due anni è aumentata la domanda di potere stare all’aperto, dico che è corretto pagare un prezzo anche se mi rendo conto che gli operatori avrebbero preferito che proseguisse la gratuità: li capisco ma io penso anche a coloro che non hanno i dehors».

Alcuni esercenti sostengono che il Covid è ancora diffuso….

«Lo stato d’emergenza lo decide il Governo non il Comune: c’è stato uno sconto del 20% sulle tariffe, purtroppo siamo in un momento in cui Palazzo Marino non può rinunciare ad un introito importante come questo».

Gli esercenti hanno dovuto pagare anche la Tari in questi due anni di pandemia, non si poteva dare un sostegno sui dehors?

«Nel 2020 c’è stata una riduzione della parte variabile della Tari del 40% che ha significato uno sconto sulla tariffa complessiva di poco meno del 20%. Nel 2021 la parte variabile è aumentata, alla fine il pagamento è stato di circa il 50%: ci sono state queste misure di sostegno, Palazzo Marino ha bisogno di soldi e ha deciso in questo modo».

Come si annuncia questa stagione con l’arrivo della primavera?

«Scontiamo, come tutti, la guerra, sia in termini di aumento dei costi sia per la presenza dei turisti che non è più sicura come pensavamo».

Qualche previsione?

«Difficile farne anche se il non dovere più presentare il green pass nei locali dovrebbe darci chance in più».

Dehors, un tema (troppo) “caldo” anche per la neo assessora

Piermaurizio Di Rienzo

E’ comprensibile che quando si senta “puzza di bruciato” la prima reazione sia quella di defilarsi. E’ meno comprensibile che politicamente non si abbia modo, tempo e (forse) volontà di offrire una visione in grado di spiegare una decisione probabilmente inevitabile come quella della reintroduzione della Cosap sui dehors. Ci riferiamo all’assessora al Commercio del Comune, Alessia Cappello, da pochi mesi insediatasi a Palazzo Marino, molto attiva sui social a pubblicizzare le sue iniziative e le sue partecipazioni pubbliche, un po’ meno disponibile a rispondere ad alcune domande su un tema come quello dell’occupazione del suolo pubblico che costringerà centinaia di ristoratori e gestori di locali a smantellare strutture (e investimenti).

Abbiamo provato in vari modi ad ottenere almeno qualche dichiarazione istituzionale per confezionare un servizio di copertina il più completo possibile. Risultato? Zero. Ed è un peccato. Non tanto perché ci ha costretti ad un approfondimento incompleto, quanto perché si offre l’impressione di sfuggire ad un argomento che meriterebbe di essere spiegato meglio di un comunicato, di una delibera e di un vademecum inviato ai commercianti. Anche perché questa decisione, che coincide con la fine dello stato d’emergenza, è presa da una giunta in continuità con quella precedente che ha rivoluzionato viabilità di interi quartieri per incentivare i dehors.

Tassa sui dehors, l’opinione dei milanesi

dehorsELEONORA FORNACIARI, 43 ANNI

CAFFÈ RIVOLI, PIAZZETTA UMBERTO GIORDANO, 2

«Sinceramente in questo momento non mi aspettavo assolutamente la reintroduzione della tassa da pagare sui dehors. Da parte dello Stato non è stato tenuto in considera- zione il fatto che la mole di lavoro attuale non è la stessa di prima della pandemia a causa dello smart-working e dell’assenza di turisti stranieri. Dati i molti arretrati da pagare, mi auguro di poter saldare il conto in più rate».

dehorsMATTEO BARBADOMO, 29 ANNI

PANETTERIA BARBADOMO, PIAZZA RISORGIEMNTO 3

«Noi commercianti eravamo a conoscenza del fatto che la tassa sui dehors sarebbe sta- ta reintrodotta. Credo che questa agevola- zione sia stata molto utile in questi due anni, la giudico una preziosa opportunità anche per valutare se mantenere o meno il servizio esterno. Naturalmente i timori non sono man- cati all’idea di avere anche questa spesa, ma ritengo che attualmente sia la cosa giusta».

dehors

GIANFRANCO BIVONA, 50 ANNI

BAR VELIERO, VIA CASTEL MORRONE 19

«La tassa è stata reintrodotta troppo pre- sto. Le persone in giro sono sempre poche a causa dello smart working e dell’assenza dei turisti. Avrei aspettato sicuramente al- meno un anno per vedere l’evoluzione della situazione. In questi due anni grazie a questa possibilità siamo potuti tornare a respirare. Io pago all’anno circa 4.000 euro di occupa- zione di suolo pubblico, ora sarà dura».

dehorsSTEFANO BIONDI, 46 ANNI,

BOOM, VIALE CAMPANIA 12

«Per noi commercianti questa sarà una spe- sa impegnativa, ma penso che sia giusto tornare a pagare quanto dovuto. La tassa sui dehors era prevista, e sapevamo che con la ripresa delle attività e con la riduzione dei casi Covid, le cose sarebbero iniziate a tor- nare gradualmente alla normalità. Noi, gra- zie a questa opportunità, abbiamo potuto aggiungere all’esterno venti tavoli in più».

dehorsDARIO PEREZZO, 32 ANNI

TOAST TO COAST, VIA GIUSEPPE COLOMBO 42

«È presto perché la crisi non è terminata. Noi siamo fortunati perché abbiamo molti clienti abituali, ma il flusso di persone non è paragonabile a quello di prima. Avrei atteso ancora dell’altro tempo prima di reintrodur- re la tassa. Nonostante nessuno di noi sia entusiasta all’idea di pagare, per il momento abbiamo deciso di non rinunciare agli spazi all’esterno. Sarà una sfida importante».

dehorsADDOLORATA BASTARDI, 55 ANNI

GELATERIA FUORI SQUADRA, VIA GROSSICH 2

«Questo non è stato il momento storico migliore per prendere questa decisione. La gente ha ricominciato a chiudersi in casa a causa delle nuove varianti e anche il rincaro delle bollette non aiuta. È ovvio che in mo- menti di crisi si hanno delle priorità e il gelato può non essere tra queste. La tassa sul dehor la ritengo davvero dannosa per i commer- cianti perché non abbiamo molte certezze».

dehorsFEDERICA PECORELLI, 42 ANNI

LONG SONG, VIA ANTONIO STOPPANI 11

«Io ho riaperto a settembre quindi ho potuto usufruire di questa agevolazione da sei mesi. D’altronde ormai la gente sta ricominciando a riempire i tavolini e con l’estate in arrivo si spera che continui ad esserci sempre più movimento. Mi auguro almeno che in qualche modo possano venirci incontro con il paga- mento, perché è ancora prematuro valutare se il dehor sia conveniente o meno».

dehorsGIULIA SPERANZA, 24 ANNI

MASSIMO PICA, VIA OZANAM 7

«Non è stata affatto una sorpresa. Purtrop- po, la situazione è ancora incerta, poiché non si è ancora usciti completamente dall’emer- genza in atto. È ancora presto, ma noi aven- do un locale di piccole dimensioni non abbia- mo potuto fare diversamente. La zona in cui ci troviamo è molto frequentata e trafficata, ma ciò non toglie che le difficoltà a lavorare con costanza continuino ad esserci».

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