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29. 05. 2024 18:15

Migranti minorenni senza genitori affidati ai connazionali: l’accordo tra Comune e Tribunale

Diversi gli obiettivi di questi affidi omoculturali: presentare strumenti alternativi di accoglienza, favorire inserimento e inclusione dei bambini, ma anche sopperire ai vuoti normativi

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Il Comune di Milano e il Tribunale dei minori hanno firmato un accordo per permettere l’affido dei migranti minorenni senza genitori ai connazionali. Fino ad ora i minorenni non accompagnati, cioè arrivati in Italia da altri Paesi senza madre né padre,  venivano affidati all’amministrazione comunale, la quale trovava loro un collocamento in comunità. Adesso però si è decisa di trovare una valida alternativa, anche per alleggerire le già grandi pressioni di questi ultimi mesi sul sistema d’accoglienza nel capoluogo lombardo.

Migranti minorenni senza genitori affidate a famiglie di connazionali

La speranza è che i migranti minorenni senza genitori possono trovarsi meglio in una famiglia di connazionali rispetto alla comunità. Altro importante obiettivo di questo accordo tra il Comune del capoluogo lombardo e il Tribunale dei minori è anche quello di favorire una migliore integrazione di bambini, bambine, ragazzi e ragazze che giungono nel nostro Paese senza mamma e papà.

Palazzo Marino dunque, in accordo anche con la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano e con la Prefettura, ha deciso di firmare questo accordo che coinvolge anche i consolati dei quattro paesi da cui viene circa il 75% dei migranti minorenni senza genitori. Stiamo parlando di:

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Migranti minorenni senza genitori

Cosa prevede l’accordo per i migranti minorenni senza genitori

Sono all’incirca 1.300 i migranti minorenni senza genitori al momento in carico a Palazzo Marino. Una cifra raddoppiata rispetto al 2020, che si aggiunge alla situazione attuale di estremo disagio che le persone che chiedono qui asilo scappando da altri Paesi sono costrette a subire ormai da tempo. I dati ci dicono inoltre che il 30% di questi bambini e ragazzi non accompagnati si trova in comunità fuori dalla città di Milano o addirittura fuori dalla Regione Lombardia.

La novità che viene introdotta con l’accordo firmato dal Comune del capoluogo lombardo e dal Tribunale dei minori porta un sostanziale cambiamento. Il sistema di affido per anni è stato prevalentemente usato da famiglie italiane, ma da questo momento in poi a fare richiesta per prendersi cura e prendere in casa un migrante minorenne senza genitori potranno essere anche le famiglie straniere, connazionali del minore.

L’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé ha spiegato: «Le norme attualmente in vigore assegnano ai Comuni la responsabilità di farsi carico dei minori stranieri non accompagnati che vengono rintracciati sul territorio cittadino, senza prevedere, come nel caso degli adulti, un meccanismo equo di redistribuzione a livello nazionale. Questo ha causato una pressione eccessiva sui grandi centri urbani, naturalmente più attrattivi perché garantiscono più opportunità di inserimento e perché è qui che sono maggiormente presenti le comunità di riferimento dei ragazzi».

«È proprio con loro che abbiamo in questi mesi avviato un dialogo per favorire strumenti alternativi di accoglienza che coinvolgessero più da vicino le famiglie della stessa nazionalità dei ragazzi, per favorire il loro percorso di inserimento e inclusione e contemporaneamente sopperire, con gli strumenti di competenza locale, al vuoto normativo che da anni mette in difficoltà le grandi città. Un modello che, una volta sperimentato, potrebbe essere proposto ad altre città che sappiamo condividono le stesse difficoltà di Milano», ha concluso Bertoleè spiegando, in sostanza, gli obiettivi di quello che viene chiamato affido omoculturale.

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