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19. 05. 2022 02:01

Anidride carbonica presente nell’aria: la situazione nelle grandi città

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Il periodo di scarse precipitazioni che stiamo attraversando da più di due mesi ha contribuito a peggiorare in maniera significativa la situazione della qualità dell’aria a Milano e nel resto della Pianura Padana. Non è un caso se, nella classifica delle grandi città italiane per presenza nell’aria di PM10, l’unica presenza del Sud è quella di Avellino, mentre tutte le altre realtà si trovano al Nord: da Venezia a Treviso, da Cremona a Brescia, da Verona a Vicenza, la situazione è drammatica. Eppure la Lombardia ha portato a termine appena il 15% dei previsti interventi contro lo smog, e non va molto meglio in Piemonte, dove si è arrivati al 25%; solo in Emilia-Romagna e in Veneto si sfiora il 40%.

Colpa dell’inverno, ma non solo

È una consuetudine, ormai, che nel corso della stagione invernale ci ritroviamo a respirare aria inquinata, sia nelle piccole che nelle grandi città, ben oltre i limiti imposti dalle norme e con rischi per la nostra salute. Non sono sufficienti le ordinanze dei sindaci finalizzate a ridurre il traffico, soprattutto perché spesso esse arrivano quando la barriera dello sforamento delle polveri sottili è già stata abbattuta. La quantità di diossido di carbonio nell’aria si moltiplica, con un effetto climalterante, a causa delle attività umane di combustione che si rendono necessarie non solo per i trasporti, ma anche per l’energia, per il riscaldamento e per l’industria. Senza dimenticare, poi, quelle sostanze come il biossido di azoto o il particolato fine che non hanno effetti sul riscaldamento del pianeta ma sono comunque da evitare per le ripercussioni negative sulla nostra salute.

I dati relativi al particolato

Le polveri sottili, vale a dire il particolato PM10, non dovrebbero – in base alle prescrizioni dell’OMS abbattere il limite di una concentrazione media di 15 mg per metro cubo all’anno. A Milano lo scorso anno questa soglia è stata superata, ma lo stesso è avvenuto anche in altre grandi città come Napoli, Roma e Torino. All’ombra della Madonnina, in particolare, si è andati al di là della soglia suggerita di oltre il 100%: 32 mg di PM10 per metro cubo. Non che negli altri capoluoghi presi in considerazione le cose siano andate meglio: a Torino si è arrivati a quota 31, a Napoli a quota 27 e a Roma a quota 25.

Anidride carbonica e biossido di azoto

Se poi si tiene conto del biossido di azoto, la situazione è ancora più grave. In base alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la concentrazione media annua di questo gas nocivo non dovrebbe superare i 10 mg per metro cubo. Ebbene, a Milano si è arrivati al 300% in più, con un dato di 39 mg per metro cubo. Stessa cosa a Torino, con 39 mg per metro cubo, mentre Roma e Napoli si sono fermate – se così si può dire – rispettivamente a 33 e a 32.

Come tenere monitorata l’anidride carbonica

Il rilevamento di anidride carbonica deve, pertanto, essere monitorato non solo negli spazi aperti ma anche negli ambienti indoor: si tratta, infatti, di un fattore critico che se non controllato può causare danni alla salute umana mettendola in serio pericolo. I sensori di CO2 rappresentano la soluzione ideale da questo punto di vista. Perché sono così importanti? In fin dei conti stiamo parlando di un gas insapore e inodore; eppure i danni che può causare sono gravi ed evidenti. A una concentrazione del 2.5%, l’anidride carbonica risulta tossica per l’essere umano. Tuttavia già a livelli molto più bassi può influenzare il benessere, per esempio compromettendo la concentrazione e causando malesseri, già da una concentrazione dello 0.08%.

La concentrazione di anidride carbonica negli ambienti chiusi

Ecco che attraverso un sensore di CO2 si ha la possibilità di misurare in maniera precisa la concentrazione di anidride carbonica: così, si può sapere quando è necessario aumentare l’aerazione per favorire l’ingresso di aria fresca. Basti pensare a quel che accade in una sala riunioni, in un ufficio o in un’aula scolastica: luoghi frequentati da un gran numero di persone, che inevitabilmente espirano l’anidride carbonica. L’aria che ognuno di noi espira contiene il 4% di anidride carbonica, mentre quella inspirata ha appena lo 0.035% di questa sostanza.

A che cosa servono i sensori di anidride carbonica

La spettroscopia infrarossa è la tecnologia che viene utilizzata dai sensori di anidride carbonica per procedere con la misurazione della concentrazione di CO2. Questa procedura è conosciuta anche con il nome di misurazione a infrarossi non dispersiva. Il suo principio di funzionamento è piuttosto semplice, e si basa sul comportamento dell’anidride carbonica, che diminuisce l’incidenza sul sensore della radiazione infrarossa. Così, il segnale ricevuto cambia a seconda del livello di anidride carbonica nell’aria. Questo sistema può essere utilizzato sia in contesti outdoor che in ambienti indoor, privati o pubblici che siano.

 

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