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17. 05. 2022 02:31

La settimana a Milano inizia con una nuova protesta: occupato il liceo Virgilio

La settimana parte con una nuova occupazione: questa mattina è toccato al liceo Virgilio. Gli studenti chiedono una riforma della scuola e protestano contro la reintroduzione della seconda prova all'esame di maturità

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L’inizio della settimana con un’occupazione scolastica è ormai diventato un leitmotiv per Milano. Protagonista della mattinata è stato il liceo Virgilio, dove gli studenti hanno bloccato le lezioni ed esposto dal secondo piano due lunghi striscioni con scritto: «Virgilio Occupato».

Liceo Virgilio occupato: i motivi della protesta

I motivi dell’occupazione ormai si rincorrono da settimane e sono gli stessi che hanno caratterizzato le precedenti iniziative a Milano: Gli studenti del liceo Virgilio chiedono una riforma della scuola profonda che porti anche al superamento del sistema di alternanza scuola-lavoro, che nell’ultimo mese ha provocato due vittime giovanissime.

«Vogliamo una scuola sicura, in cui i tetti non crollino e i ragazzi non siano costretti a essere sfruttati da privati in un alternanza scuola lavoro completamente sconnessa dal loro percorso di studi – hanno scritto gli occupanti in una nota -. Vogliamo sapere perché l’educazione civica e ambientale viene sponsorizzata da Eni e perché non viene veramente insegnata in questi anni, visto che i professori si limitano ad assegnare ad essa un voto della loro materia. Vogliamo che le lezioni non siano solamente frontali e che la scuola si mostri disposta a incoraggiare il pensiero libero e critico, che non soffochi la creatività e curiosità che è in noi. Uniamoci e parliamoci perché è da troppo tempo che non viviamo il Virgilio come la scuola degli studenti».

Altro elemento di protesta è la reintroduzione della seconda prova all’esame di maturità. «Pretendiamo spiegazioni dal ministro Bianchi rispetto alle assurde decisioni riguardanti la seconda prova di maturità – aggiungono dal liceo Virgilio occupato -.È stato fatto tutto senza nessun dialogo con le persone che realmente vivono la scuola quotidianamente e con un grande ritardo la decisione del ministro dell’istruzione mette in difficoltà gli studenti».

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