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Milano
16. 06. 2024 00:33

La città dei 15 minuti a Milano: un quarto d’ora non proprio di celebrità

La famosa "città a 15 minuti” appare ancora lontana creando altre distanze territoriali, culturali, sociali ed economiche

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Una volta i 15 minuti erano associati a Andy Warhol e alla sua famosa frase su quel quarto d’ora di celebrità che ognuno ricerca. Poi sono arrivati sociologi, urbanisti, intellettuali visionari a utilizzare i 15 minuti come uovo di Colombo della vita urbana. E infine i politici, che invece di utilizzare delle idee tecniche al servizio dell’amministrazione le hanno trasformate in luogo comune politico, senza studiare progetti concreti.

Milano e la “città a 15 minuti”: si torna indietro

Durante la campagna elettorale, abbiamo sentito parlare fino allo sfinimento di “città a 15 minuti”, luogo dove ognuno può trovare tutti i servizi di cui ha bisogno nel proprio quartiere, come panacea di tutti i mali che affliggono le periferie: come il “bignamino” al quale gli universitari si affidano prima di un esame per recuperare in breve tempo quello che non sono riusciti o non hanno voluto studiare. Poi le campagne elettorali finiscono e inizia il percorso amministrativo quotidiano, che certo è costellato di quelle difficoltà che non si vogliono vedere durante l’elettoral tenzone.

E scopriamo che l’assessora addetta ai servizi civici (e ai rapidi cambi di targhe) ha deciso di chiudere due sedi decentrate dell’anagrafe, situate guarda caso in periferia. In sintesi, l’esatto contrario della tanto decantata “città a 15 minuti”, che servirebbe non tanto e non solo a diminuire le distanze territoriali, ma anche e soprattutto quelle culturali, sociali e perché no economiche, partendo dalle piccole cose. Si riprenda in mano almeno il bignamino, che c’è il rischio di essere rimandati.

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