Sarà completato proprio entro la fine della settimana il muro di oltre 200 metri e alto quattro, la cui realizzazione è stata discussa e approvata in un Comitato per l’ordine pubblico dello scorso maggio per fronteggiare il fenomeno dello spaccio nel boschetto di Rogoredo, da anni al centro di proteste da parte dei residenti e spesso interessato da operazioni di polizia.

Il muro, che si trova immediatamente fuori dalla stazione ferroviaria, è solo una parte delle opere eseguite: a poche centinaia di metri è stata realizzata la chiusura varchi dello scavalco ferroviario e messe delle recinzioni cosiddette antiscavalco per evitare gli attraversamenti dei binari. Eppure sembra che nel quartiere non tutti siano per la linea dura, cavalcata ad esempio dal Viminale, ma anche sollecitata in qualche modo dal Partito Democratico.

«La gente si divide in due scuole di pensiero: chi si preoccupa dell’aiuto ai tossicodipendenti e chi vorrebbe eliminare il problema dello spaccio e basta», ha spiegato all’agenzia Ansa don Marco, il parroco della Sacra Famiglia di Rogoredo. «Il fenomeno va avanti da anni – aggiunge il religioso – d’altra parte tra via sant’Arialdo e via San Dionigi, verso Chiaravalle, c’è tutto il Parco sud Milano, un’area immensa, se si vuole nascondersi nei boschi si può arrivare fino a Lodi. Purtroppo in centinaia, ogni giorno, vengono a drogarsi, ma difficilmente arrivano nel quartiere». Ne sentiremo ancora parlare…