abitanti a milano
abitanti a milano

Un milione e 400mila abitanti a Milano, è senza dubbio la notizia della settimana. L’ultimo è Andrea, un ragazzo di Catania, che per l’occasione è stato accolto a Palazzo Marino dal sindaco Sala.

 

Per chi si ricorda il dibattito di fine anni ’90, sembrava inesorabile la fuga dalla città, sotto il milione di abitanti, incapace di essere attrattiva. La fine dell’era industriale classica, Mani Pulite, per alcuni il mito della fuga dalla città e la villetta con giardino in provincia (che subì una bolla immobiliare di cui si vedono i danni, ambientali, sociali ed economici ancora oggi).

Tanti fattori contribuirono allo svuotamento della città e all’invecchiamento della popolazione. Per fortuna, la storia non è lineare. Milano ha saputo invertire tendenze. Da un lato, una riconversione economica e funzionale che ha avuto pochi pari, dall’altro la capacità delle amministrazioni di capire gli spiriti innovativi e innovatori non del tempo che stavano vivendo, ma del futuro che stavano immaginando.

Albertini, la Moratti e poi Pisapia e Sala: ciò che unisce, come un filo di Arianna, queste esperienze è la capacità di accompagnare processi che erano già evidenti. Expo, Porta Nuova, la rinnovata capacità di attrarre aziende, multinazionali, la resistenza di alcuni settori che hanno saputo rinnovare se stessi (la moda, ma non solo). Così Milano è tornata a crescere, costantemente.

Il numero di abitanti aumenta, nonostante i tanti problemi (il costo degli affitti e i prezzi quasi proibitivi per acquistare una casa, persino in periferia). Resta aperto un problema, che non è solo di Milano, ma di tutte le grandi città europee: come ridurre strutturalmente e radicalmente le diseguaglianze.

Nelle città si sta bene, ma aumenta troppo rapidamente il divario tra chi ha sempre di più e chi sempre di meno. Risolvere questo problema, prima che diventi esplosivo, è la sfida delle città del prossimo decennio che sta per arrivare.


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