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13. 04. 2021 06:10

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Le categorie più deboli sono quelle che nel futuro dovranno per forza di cose ricevere maggiore impegno e attenzione da parte delle istituzioni pubbliche. Soprattutto nelle città, che con la loro forza centripeta attirano le persone con la speranza rappresentata dalle opportunità che esse offrono.

Una delle politiche più importanti è sicuramente quella legata alla casa. Negli anni ’50 e ’60 l’edilizia popolare ebbe uno sviluppo poderoso, riuscendo ad accogliere le migliaia di immigrati che arrivavano dal sud italia. La risposta fu veloce, l’organizzazione forse peccò di alcune mancanze progettuali e di prospettiva che all’epoca non erano né la priorità né erano riconosciute.

Oggi a Milano ci troviamo di fronte a un paradosso non più sostenibile in una città di livello europeo e internazionale. La gran parte degli alloggi popolari è infatti ancora oggi gestita dalla Regione. Senza entrare nel merito delle polemiche politiche che poco interessano ai cittadini (che preferiscono parlare, giustamente, di soluzioni), appare insostenibile che Milano non disponga della massima autonomia in questo campo.

Autonomia a cui devono essere assegnate anche delle risorse, per un piano sulle case popolari che non può più aspettare: servono profonde ristrutturazioni, è necessario battere l’illegalità e il racket, è prioritario risolvere i problemi abitativi dei nostri concittadini più bisognosi. Siano italiano o meno poco importa: la casa deve tornare a essere un diritto per tutti.

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