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Milano
20. 04. 2021 06:40

Ambrogino, Ambrogino…

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Ogni anno al momento delle candidature all’Ambrogino d’Oro scoppiano inesorabilmente le polemiche su molti dei nomi proposti. Quest’anno le scelte finali si possono definire indubbiamente di alto valore. Ma tra l’inizio dell’iter e il finale c’è una strada fatta di accuse e contro accuse, un vociare da mercato del pesce che non fa bene alla città.

Perché l’Ambrogino d’Oro è dannatamente importante: una città che riconosce le sue cittadine e cittadini migliori, le associazioni che danno lustro alla comunità, è una città capace di riconoscere se stessa, di essere consapevole delle sue risorse e quindi di guardare al futuro con uno sguardo diverso, più completo. Qualcosa nelle assegnazioni e persino nelle candidature va cambiato per evitare un dibattito inutile e dannoso, che rischia di svilire il significato profondo della massima benemerenza cittadina.

Il potere di veto del sindaco è sicuramente importante, ma proprio dal massimo garante della città e figura che ha sempre goduto nella storia del rispetto quasi incondizionato dei milanesi si dovrebbe ripartire per una nuova procedura di selezione. Al netto di questo aspetto (che rimane importante affrontare per il futuro) congratulazioni alle e ai premiati, alle realtà che hanno ricevuto il riconoscimento. Quando verrà loro assegnata questa prestigiosa benemerenza saranno sicuramente emozionati, ma al tempo stesso consapevoli che l’Ambrogino d’Oro non è un premio qualsiasi, è una responsabilità: quella di continuare a essere ambasciatori dei valori milanesi.

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