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25. 06. 2022 15:19

COP 26: da Milano a Glasgow, cosa abbiamo imparato

Il messaggio di Greta Thunberg alla nostra città 

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Dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 si terrà a Glasgow la COP 26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, anticipata ad inizio ottobre dalla discesa in campo di Greta Thunberg assieme a migliaia di altri giovani italiani e non a Milano per Youth4Climate. Quello che è successo nel capoluogo meneghino ormai un mese fa è noto: giovani e meno giovani, tutti in piazza a chiedere che si faccia qualcosa per salvaguardare il pianeta, cercando di abbassare le emissioni inquinanti. In tutto questo c’è da chiedersi cosa abbia imparato la città di Milano dall’attivismo della Thunberg e di migliaia di altri ragazzi come lei.

La COP 26 si trasferisce a Glasgow, il messaggio di Greta Thunberg alla città di Milano

Nel suo passaggio a Milano, però, indirettamente Greta Thunberg ha lasciato due messaggi. Uno per la popolazione, un altro per le istituzioni, con il Premier Mario Draghi in testa. Per la popolazione il concetto è semplice: rendiamoci partecipi in prima persona, con il nostro quotidiano, per cercare di salvaguardare il pianeta. Azioni concrete, anche nel piccolo, per provare a rimodellare il nostro processo produttivo. Ma anche imporsi, per il bene nostro e delle generazioni che verranno. Dall’altra, le istituzioni: cosa deve fare Milano, per rimanere solo nel ‘piccolo’ della nostra città? Mettere in campo tutte le armi che abbiamo per provare a cambiare. Produrre gas verde, perché no; trovare fonti alternative, abbandonare i combustibili fossili, costruire molte serre di città e così via. La giunta Sala, nel suo precedente mandato, ha spinto molto verso l’ecosostenibilità (che piacciano o no, le piste ciclabili puntano proprio in quella direzione), vedremo se si farà altrettanto con questo nuovo percorso politico. 

Come sta il mondo oggi, la COP 26 e le sue idee 

Alla COP 26 si chiedono poche cose, ma soprattutto di spiegarci come sarà questa massiccia trasformazione energetica. Scienziati e accademici hanno trascorso anni a studiare un po’ tutto, ora è arrivato il tempo di dare delle risposte. Rinunciare ai combustibili fossili a favore dell’energia pulita è abbastanza chiaro, ma i politici negli Stati Uniti e in altri paesi che dipendono dalla produzione di combustibili fossili come faranno? Uno studio pubblicato quest’anno ha rilevato che i cambiamenti necessari affinché il mondo limiti il ​​riscaldamento ben al di sotto dei 2 °C genererebbero 5 milioni di posti di lavoro in più nel settore energetico entro il 2050, un aumento di circa il 24% rispetto al guadagno di posti di lavoro che si verificherebbe se l’attuale politica climatica rimanesse in vigore. Johannes Emmerling, economista presso l’European Istitute di Economia e Ambiente di Milano, e coautore dello studio, ad ottobre si era sbilanciato: «È certamente fattibile – disse – e direi che è anche inevitabile».

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