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10. 04. 2021 21:15

Inter-Benevento: un San Siro freddissimo

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San Siro vuoto per Inter-Benevento, in seguito ai cori razzisti nei confronti di Koulibaly durante Inter-Napoli e alle violenze prima della partita, con scontri che hanno causato un morto (direttamente o indirettamente lo stabiliranno le indagini delle forze dell’ordine e della magistratura), è una sconfitta non solo per il calcio italiano, per chi lo segue, per i tifosi sani.

È una sconfitta dell’intera città di Milano. Uno dei nostri simboli per eccellenza è lo stadio Meazza: non a caso noi milanesi lo chiamiamo “la Scala del calcio”. Uno stadio che ha visto coppe, scudetti, partite memorabili di Inter e Milan e che da qualche anno è uno dei siti più visitati in città dai turisti stranieri. Di ciò che accade dentro e fuori San Siro dovremmo curarci tutti.

Un patrimonio calcistico, estetico, architettonico unico da un lato, dall’altro il simbolo dello sport, del bel gioco, del tifo goliardico, della correttezza. Non possiamo accettare che nel 2019 ci siano ancora ululati razzisti nei confronti di un giocatore, o che nei pressi dello stadio vengano organizzati veri e propri assalti paramilitari. Il compito di debellare la violenza e le forme criminali di tifo è delle Istituzioni, saranno loro a mettere in campo norme e ad attuarle nel migliore dei modi.

Ma una riflessione su cosa possiamo fare noi milanesi potremmo farla. Perché i cori razzisti durante Inter-Napoli non erano di una minoranza sparuta, si sentivano anche da casa davanti alla tv. Rappresentano un problema, un’ombra per una comunità che sta facendo dell’apertura, del rispetto dei diritti e dei doveri, della non discriminazione i baluardi della propria crescita. Milano non è una città razzista, ma chi fa quei cori lo è o si sente autorizzato a esserlo durante una partita. Riflettiamoci.

In breve

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