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Milano
24. 05. 2022 17:13

Restiamo milanesi, restiamo aperti al mondo. Rileggendo Dostoevskij

Il "fattaccio" della Bicocca sulla censura di Dostoevskij ci induce a riflettere: non perdiamo quel senso di apertura al mondo che dovrebbe contraddistinguere la città delle prossime olimpiadi

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Dopo la scellerata e tragica invasione dell’Ucraina da parte della Russia sono accadute delle cose piuttosto provinciali a Milano. Una di queste è la vicenda surreale del corso su Dostoevskij che Paolo Nori avrebbe dovuto tenere alla Bicocca, prima cancellato per timori di “polemiche”, poi riammesso e infine definitivamente cancellato dopo la decisione (assolutamente non biasimabile) dello stesso Nori.

Dostoevskij vittima di una “cancel culture”

La cosa più sorprendente sono le giustificazioni, con un modo di fare in cui la toppa è peggiore del buco, che denotano quantomeno un conformismo che non è la cifra che nella sua storia ha contrassegnato Milano. I comunicati della Bicocca, una delle più importanti istituzioni universitarie e culturali milanesi, ondivaghi, incomprensibili, figli più di una moda alla “cancel culture” che di un ragionamento.

Se non si riesce a fare una distinzione tra le giuste sanzioni economiche nei confronti della Russia, tra il giusto sostegno al popolo ucraino e alla sua resistenza all’invasione, e la necessità di tenere però vivi i valori su cui si fonda la nostra società, abbiamo un problema.

dostoevskij

Nel 2026 saremo città olimpica, di fatto siamo già città olimpica. Dovremmo quindi essere un faro di dialogo. Ma se non c’è la consapevolezza che anche la più dura e giusta (come in questo caso) posizione politica nei confronti delle azioni di un paese (in questo caso la Russia di Putin) non può sconfinare in un’isteria che colpisce le singole persone e persino la stessa cultura di un popolo corriamo il rischio di tradire proprio quei valori che in questi giorni e ore drammatici stiamo cercando di difendere.

Le persone russe e la cultura russa non sono il nemico. Restiamo milanesi, restiamo aperti al mondo. Lo dobbiamo anche, non dimentichiamolo, ai tanti russi che in questi giorni manifestano a Mosca o San Pietroburgo contro l’invasione decisa da Putin, e che mettono a rischio la loro stessa vita. E lo dobbiamo anche a Dostoevskij e alle sue pagine.

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