protesta contro il politecnico
protesta contro il politecnico

Siamo reduci da una rumorosa protesta contro il Politecnico e contro il Comune per la scelta dell’Ateneo di abbattere 35 alberi per fare posto nell’area del parco (parchetto, stando alla dimensioni) al nuovo dipartimento di chimica.

 

La protesta contro il Politecnico e i numeri

Il taglio avviene a fronte di una piantumazione di 400 nuovi alberi. Qualche decina di persone ha mosso una protesta contro il Politecnico, per via di questa scelta, in nome della difesa della natura minacciata dall’ennesima colata di cemento. Dure anche le accuse al sindaco e all’amministrazione.

Eppure, guardando i dati e le scelte compiute, mai come negli ultimi anni a Milano si sta seriamente mettendo mano alla questione ambientale: in 10 anni verranno piantati 3 milioni di alberi nuovi, nell’ultimo anno ne sono stati già piantati 20mila.

Sono stati approvati 20 nuovi parchi da 20mila metri quadrati l’uno. A ciò si aggiunga il minimo storico di consumo di suolo raggiunto con l’ultimo Pgt. Oppure si pensi ai livelli di raccolta differenziata, ai piani per il teleriscaldamento e per una maggiore efficienza energetica.

Milano e la sua battaglia ecologica

Insomma, andando oltre la protesta con il Politecnico, si può dire tutto su Milano, ma non che non sia in prima fila nella battaglia ecologica e contro il riscaldamento globale, particolarmente sentito nelle aree urbane. Tuttavia sembra quasi che ci sia un ecologismo “duro e puro” pronto a combattere qualsiasi scelta in nome di un presunto primato di competenza e di conoscenza delle tematiche ambientali.

Un ambientalismo settario, che invece di allargare la platea di quanti vogliono migliorare la qualità del pianeta, rischia di alienare l’interesse di molti per un problema globale che invece è decisivo nell’immediato futuro. A volte non guasterebbe una maggiore ragionevolezza, in nome di un progresso il più possibile pulito e non di un’infelice decrescita velleitaria.