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02. 07. 2022 16:56

Torre dei Moro, quella “sicurezza” di cui nessuno parla

Com'è possibile che un grattacielo si trasformi in una torcia nel 2021? Si sente puzza di quel modus operandi di una certa imprenditoria: massimizzare i profitti a scapito di qualità e sicurezza

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Il tema della sicurezza è uno dei più dibattuti nelle ultime settimane di campagna elettorale a Milano. Il candidato del centrodestra, Luca Bernardo, pochi giorni fa ha promesso di mettere i ghisa sulla circolare 90 in caso di vittoria. Tuttavia c’è un’altra sicurezza, quella abitativa, di cui nessuno parla e che è tornata prepotentemente davanti ai nosti occhi con il triste spettacolo della Torre dei Moro.

Torre dei Moro, un disastro evitabile?

Com’è possibile che un grattacielo di 15 piani nel 2021 si trasformi in pochissimi minuti in una gigantesca torcia?  A questa domanda stanno provando a dare una risposta gli inquirenti cercando di risalire alla cause del rogo. Dato ormai quasi certo è che i pannelli esterni del grattacielo furono costruiti con del materiale plastico.

L’amministratore della Torre dei Moro, Augusto Bononi, dopo l’incendio aveva dichiarato che i rivestimenti del condominio erano formati da alucobond, materiale composito costituito da alluminio e altre sostanze minerali difficilmente infiammabili. Ovviamente le perizie effettuate fin qui smentisco le sue parole. Sorge spontaneo chiedersi allora dove sia la verità. Chi è il colpevole? La ditta incaricata dei lavori?

Ad eseguire i rivestimenti nel 2007 fu l’Aza Aghito Zambonini, società di Fiorenzuola, la quale ha ricevuto tre giorni fa la visita degli agenti. Per il momento la Procura non ha individuato alcun possibile colpevole, ma per l’ennesima volta si sente nell’aria puzza di quel modus operandi tipico di una certa imprenditoria italiana: massimizzare il profitto a scapito della qualità e della sicurezza.

Proprio su questo tipo di sicurezza sembrano mancare sufficienti controlli. Poche ore fa la nostra redazione ha ricevuto una mail da un’associazione che tutela gli installatori di cappotti isolanti, la quale si lamentava dell’utilizzo della terminologia sbagliata da parte dei giornalisti. In sostanza – secondo quanto scritto nel loro comunicato – i cappotti non permetterebbero alle fiamme di propogarsi con tanta velocità e quindi, reputano erroneo il continuo utilizzo di tale parola, in quanto non definibile come causa del rogo.

Ammetto che mi è sembrato tanto una mossa per tutelare la propria immagine. Nessuno mette in dubbio la funzionalità e l’efficienza di un sistema di isolamento, ma piuttosto l’onestà di certe ditte e certi imprenditori.

Prima di pensare alla sicurezza dei cittadini per le strade, sarebbe meglio pensare alla loro sicurezza nelle case affinchè fatti come quelli della Torre dei Moro non accadano più. Ogni anno muiono in Italia circa 8mila persone per fughe di gas ed incendi agevolati da strutture e sistemi di sicurezza non idonei. E nel frattempo c’è chi si arricchisce sulla loro pelle.

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