Si ricorderanno di essere stati l’ultima ruota del carro

La "nuova normalità" è iniziata da qualche giorno. Incredibilmente nessuno, comprese le task force nazionali e regionali, sembra essersi ricordato dell'importanza dei servizi educativi

ultima ruota del carro
foto ipp- clemente marmorino- milano 21 04 2020 - emergenza coronavirus -galleria vittorio emanuele un papa con i figli sui monopattini

In bocca al lupo, innanzitutto. Abbiamo tutti bisogno che questa ripartenza sia accompagnata perché no anche da un po’ di fortuna, di un vento a favore, di segnali incoraggianti.

Certo, conteranno molto di più i comportamenti responsabili e forse potrebbero essere ancora più utili decisioni finalmente efficaci sulla salute, che però stentano ancora ad arrivare a distanza di più di due mesi ormai: test, sanità territoriale, tracciamento, trattamento. Ma comunque si riparte ed è bene avere cura di questa possibilità.

Purtroppo, però, non ripartono tutti. Studenti e bambini restano al palo, con loro probabilmente moltissimi genitori (per lo più mamme, in faccia ai tanti discorsi sulla parità e sul riconoscimento del ruolo della donna). Le generazioni che più avrebbero bisogno di risposte ora, subito, non domani, non in un settembre che rischia di essere un ulteriore incubo, se il ritmo con cui si sta lavorando per la riapertura delle scuole è quello visto fino a ora.

E’ incredibile come in questi oltre due mesi di lockdown, con tutte le task force nazionali e regionali, non si sia lavorato per prevedere una pur minima riapertura di servizi educativi fondamentali. Intere generazioni abbandonate a se stesse e alle famiglie che tentano di districarsi tra le necessità lavorative e il bene dei figli.

Su questo tema tutta la classe dirigente di questo paese non ha dato una bella prova, quasi come se facesse intendere che non fosse una priorità, che gli interessi dei nostri bimbi e dei giovani fossero sacrificabili ad altri altari. Un giorno, questi bambini cresceranno, questi ragazzi adolescenti diventeranno adulti. E si ricorderanno di essere stati l’ultima ruota del carro.

In questo modo si perpetua il paternalismo italiano: non curandosi del futuro, garantendo solo il passato e un po’ di presente.