ruth shammah
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Andrée Ruth Shammah, per la prima volta il Parenti apre al Fuorisalone. Come nasce questa esigenza?
«Non ci siamo improvvisamente aperti al design. La nostra è stata una conseguenza naturale degli intrecci storici che provengono dal contesto nel quale noi siamo nati. Artisti come Tadini, Vergani e Cerri – tutti amici del nostro Teatro – ci hanno lasciato un’importante eredità ed il nostro racconto parte proprio da questo».

Il Parenti può essere considerato quindi una “sede” del design?
«Noi viviamo in mezzo al design, tra gli oggetti che i nostri amici ci hanno regalato. Il design non vive mai da solo, ma vive in un costante scambio culturale e creativo tra le persone. Si chiama Parenti District perché speriamo di dare più visuale alla zona che converge attorno al Teatro».

Con quale spirito affrontate questa prima volta?
«Come in passato abbiamo mescolato la nostra programmazione con rassegne musicali e cinematografiche, ci siamo semplicemente proposti di aprirci a questo nuovo “intreccio”, come mi piace definirlo, complice la presenza di nuovi spazi e della Palazzina adiacente».

Il Fuorisalone aiuterà anche a conoscere le illustri maestranze del Parenti grazie a “L’antico mestiere dell’attrezzista”.
«Parlare dei “mestieri nascosti” per noi è importante. Ogni giorno ci sarà un incontro attraverso il quale si potranno scoprire le abilità, ad esempio, di falegnami in grado di costruire oggetti non solo belli ma funzionali. In Teatro abbiamo delle sedie che in vent’anni non si sono mai rotte».

Perché come simbolo dell’iniziativa una gallina dalle uova azzurre?
«Per il nostro Contest pollaio uovo azzurro abbiamo sposato la scelta di questa gallina cilena insieme alla Fondazione Li-ghea Onlus, votata al reinserimento sociale della malattia mentale all’interno di contesti naturalizzati. ll nostro District è un uovo azzurro, diverso e lontano dai pregiudizi».


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