Trippa

A quattro anni dall’apertura il successo di Trippa, la trattoria moderna di via Vasari fondata dal baffuto Diego Rossi e dal socio Pietro Caroli, non accenna a calare. Tutto merito delle solide basi del cuoco veneto passato, tra le altre, dalle cucine di Norbert Niederkofler del St. Hubertus a San Cassiano, di Alfio Ghezzi alla Locanda Margon a Ravina e di Juri Chiotti al Delle Antiche Contrade a Cuneo. Una fama, adesso possiamo scriverlo, più che meritata. Cosa che, quando le aspettative sono alte non è scontatissima. Invece la cucina di Diego Rossi va al di là delle più rosee aspettative, dall’antipasto al dolce.

Dopo aver affrontato la trafila della prenotazione, disponibile online esclusivamente sul sito della trattoria trippamilano.it per cinque settimane a partire dalla data di visita, ci siamo seduti ad uno degli ambitissimi tavoli. L’atmosfera fintamente vintage senza, però, estremismi di sorta è perfettamente in linea con la modernità dei piatti di Rossi che lavora con ottima tecnica senza abdicare alla semplicità ingredienti poveri. Inutile parlare della carta che cambia continuamente eccezion fatta per alcuni classici come, per esempio, la sfiziosa trippa fritta che si è rivelata uno sfizioso lasciapassare per il prosieguo della cena, mentre dobbiamo rimandare alla prossima volta per il midollo arrosto. «Sono poche porzioni e qualcuna è già prenotata», spiega il personale di sala al quale bisognerebbe fare un monumento per l’atteggiamento friendly. Già solo per questo varrebbe la pena di mettersi religiosamente in attesa di conquistare una prenotazione.

Per la nostra prima volta (che non sarà l’ultima, perché oltre al midollo c’è ancora da provare il vitello tonnato di cui tutti dicono un gran bene) abbiamo scelto un’insalata di ombelico di Venere, una pianta dalle saporite foglie carnose che non trovate dal vostro fruttivendolo, con erborinato di pecore, nocciole e agrodolce di fiori di sambuco, che era tra i piatti che, come recita la carta, dipendono dalla disponibilità e dall’umore dello chef. Le nocciole ritornano nella battuta di fassona di Martini (macellai cuneesi che sono una garanzia) che sollecita delicatamente le papille. Le tagliatelle al ragù del giorno (che era di pecora) e il polpo con patate e pimento che ricordava quello alla galiziana non deludono il palato.

E non lo fanno nemmeno i dolci, solitamente punto debole di molti locali. La creme brulèe allo zabaione, che è quasi sempre in carta, ha uno spiccato sapore di marsala, ma è la mousse allo yogurt con camomilla e polline a farmi chiudere la cena nel migliore dei modi. Il conto è in linea con la qualità e a Milano rimanere sotto i 100 euro in due con questa qualità non è cosa facile.

Trattoria Trippa
Via Vasari 3 ang. via Muratori, Milano
Dal lunedì al sabato dalle 19.30 alle 23.30,
chiusura della cucina alle 23.00
02.36.74.11.34
trippamilano.it

www.mitomorrow.it