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28. 06. 2022 04:41

Laboratorio di sartoria alla “Tommaso Grossi”, Comoletti: «Qui il tessuto è davvero sociale»

Alla primaria “Tommaso Grossi” in zona Calvairate, due aule si sono trasformate in laboratorio di sartoria pensato per gli alunni e gli abitanti del quartiere

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Fili colorati, macchine da cucire e telai sono pronti per essere usati dai bambini, dai genitori e dagli insegnanti della scuola primaria “Tommaso Grossi”, in zona Calvairate. Da ieri due aule del terzo piano del grande edificio di via Monte Velino si sono ufficialmente trasformate in un laboratorio di sartoria pensato sia per gli alunni della scuola, sia per gli abitanti del quartiere di tutte le età.

Alla “Tommaso Grossi” un laboratorio di sartoria per tutti

Il “FabLab” rientra nel progetto P.A.R.I. finanziato dall’impresa sociale Con i bambini, in collaborazione con il Comune di Milano, per il contrasto della povertà educativa minorile e per la rigenerazione degli spazi. Il programma è partito nel 2018 anche negli istituti comprensivi Arcadia (a Gratosoglio) e Perasso (Crescenzago), dove nei prossimi mesi saranno attivati altri laboratori. Giulia Comoletti è la responsabile del progetto guidato dalla Fondazione Somaschi.

Come è nata l’idea del laboratorio di sartoria in una scuola?
«Fin da subito gli obiettivi di P.A.R.I. sono stati il miglioramento del contesto scolastico attraverso la formazione e la supervisione dei docenti delle scuole primarie, l’attivazione di laboratori (dall’utilizzo di strumenti multimediali fino alla progettazione di manufatti) e l’accompagnamento alla frequenza scolastica dei minori più a rischio. All’interno di queste macro-aree si inserisce FabLab: ristrutturazione di spazi scolastici inutilizzati per metterli a disposizione degli istituti stessi e del quartiere. Alla Tommaso Grossi ci siamo consultati con i genitori che hanno proposto di costruire un laboratorio di sartoria per avvicinare le donne straniere del quartiere che faticano a inserirsi nel tessuto sociale: la sartoria può diventare un luogo di scambio, anche di competenze, tra famiglie».

Qual è invece la sua funzione didattico-pedagogica?
«Come gli altri laboratori, anche questo si basa sul metodo del “Learning by doing” (imparare facendo): si permette ai bambini non solo di acquisire nuove conoscenze, ma anche di applicare competenze manuali, di logica e di “problem solving” alle materie che studiano in classe, come ad esempio la matematica. Non tutti imparano allo stesso modo: molti hanno bisogno di mettere in pratica ciò che studiano attraverso “il fare”.

Come è strutturato il laboratorio?
«La riqualificazione degli spazi è stata fatta con la collaborazione di Architetti Senza Frontiere Italia ONG, che ha dedicato una stanza alle macchine da cucire e un’altra ai telai: i più grandi servono per realizzare tappeti e tende e altri per la creazione di indumenti. I telai più piccoli vengono usati a scopo didattico, con i quali i bambini possono realizzare manufatti come braccialetti e collanine».

Quando partirà ufficialmente?
«Al momento un esperto sta formando un gruppo misto di docenti e genitori, che faranno da apripista. Nel frattempo alcune classi hanno iniziato a realizzare alcuni lavoretti per la festa di Natale con il nome della scuola. In seguito dialogheremo con le associazioni del territorio per capire come il laboratorio potrà essere utilizzato anche dagli esterni per poi lanciare un calendario dei corsi».

Quali sono gli altri FabLab e cosa accadrà alla scadenza del progetto P.A.R.I?
«A febbraio all comprensivo Arcadia partiremo con il laboratorio di falegnameria, dove tra l’altro saranno realizzati tutti gli oggetti in legno delle sezioni a metodo Montessori dell’istituto. A maggio alla Perasso attiveremo un laboratorio di serigrafia, rivolto in particolare ai bambini della scuola dell’infanzia, per creare stampe su tessuti. Dopo la scadenza del progetto, prevista alla fine di questo anno scolastico, le attività proseguiranno comunque, in alcuni casi con la collaborazione di altre realtà. Per quanto riguarda il laboratorio di sartoria stiamo lavorando con l’istituto professionale Caterina Da Siena, dove si insegna moda e design, per favorire lo scambio fra studenti di età diverse».

 

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