sacro cuore di milano
sacro cuore di milano

Per anni il Sacro Cuore di Milano è stato un modello studiato e analizzato per cercare di capire il segreto del suo successo. Anche Mi-Tomorrow prova a spiegare la realtà di questa scuola con Anna Maria Frigerio, preside del Liceo Classico e Scientifico e coordinatrice didattica della Fondazione.

Nel 2018 la Fondazione Agnelli ha collocato il Classico al secondo posto e non al primo, com’era solita fare. Cos’è successo?

«Forse gli studenti sono stati meno brillanti, ma tra un primo e un secondo posto non c’è differenza sostanziale».

A parte lo scorso anno siete sempre ai vertici delle valutazioni: che effetto fa?

«Sono riconoscimenti che ci fanno molto onore, non li ostentiamo perché sono basati su una lettura oggettiva del rendimento che considera solo una parte di ciò che avviene nella nostra scuola».

Vi ritenete una scuola d’eccellenza?

«Non nell’accezione che si attribuisce al termine: il nostro obiettivo è l’eccellenza delle persone che non sempre corrisponde all’eccellenza dei risultati, noi cerchiamo di scoprire talenti da mettere al servizio della società».

Qual è l’ispirazione del Sacro Cuore?

«La fedeltà al carisma di don Giussani, all’idea di educazione alla ragione che continua a convincerci. Noi siamo una scuola laica e questa non è una contraddizione perché se si educa i ragazzi all’uso della ragione, con domande di senso, siamo dentro una dimensione umana che appartiene a tutti».

A Milano si dice: siete la “scuola di Comunione e Liberazione”.

«Se lo si dice facendone una lettura ideologica è un’affermazione riduttiva. Ormai si è usciti da questi schematismi, noi certamente abbiamo la nostra ispirazione ma la nostra proposta cristiana non è imposta».

Chi sono i vostri studenti?

«Ce ne sono non credenti, qualche mussulmano, i cinesi sono in crescita, rispetto al passato le famiglie che appartengono a Cl sono di meno».

E’ capitato che vostri ragazzi credenti abbiano perso la fede?

«E’ capitato che non siano rimasti cristiani ma questo non lo considero un fallimento».

Ci sono genitori che vi scelgono più per i risultati conseguiti che per la vostra proposta educativa?

«Sì, c’è chi ci sceglie solo per la qualità della scuola ma io dialogo con loro, ragazzi e famiglie, per fargli capire che qui c’è molto di più».

E’ vero che si studia molto?

«Assolutamente sì però posso dire che anche negli altri licei, io provengo dal Carducci, si studia tanto. Su questo punto voglio precisare che il nostro motto è “non multum sed multa”: contano non tanto le informazioni ma dare profondità alla ricerca di un senso».

Si studia religione?

«Sì, non è una materia facoltativa».

Qual è il ruolo dell’insegnante?

«Sono convinta che tra allievi e insegnanti esiste un’asimmetria, i ragazzi devono sentire di avere persone certe, la conoscenza del sapere avviene con modalità umane forti. Al tempo stesso ritengo che anche l’insegnante è in cammino».

Cosa caratterizza il Sacro Cuore?

«La forte relazione tra docente e studente e la cura della didattica».

Quanto resta a scuola lo studente?

«La proposta è diversa a seconda della scuola, nella primaria c’è un’assistenza allo studio, nelle superiori li lasciamo liberi: la scuola è importante ma non è tutto, se uno vuole può rimanere nel pomeriggio ma è una sua scelta».

Come vi rapportare con l’attualità?

«Dipende dalla sensibilità dei ragazzi e dei docenti, non ci si sottrae, bisogna cogliere il momento con i ragazzi».

Quanto i temi sono eticamente divisivi come vi comportate?

«Di fronte a certe questioni c’è un punto di vista che però non impositivo, chiunque si sente libero di esprimere il suo pensiero».

Come si fa quanto una famiglia non può sostenere i costi della scuola?

«Questo è un problema grande, ci sono famiglie che vorrebbero venire da noi ma non possono. Abbiamo un fondo famiglie per aiutare chi ne ha necessità, esiste il buono scuola ma non è sufficiente: tanti perciò devono rinunciare altrimenti avremmo il doppio degli iscritti».


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