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18. 09. 2021 01:04

Sblocco dei licenziamenti, a Milano in fumo 35.000 posti di lavoro

Le conseguenze dello sblocco dei licenziamenti sui lavoratori milanesi e lombardi

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Gli effetti dello sblocco dei licenziamenti voluto dal nuovo governo Draghi inizia a farsi sentire sulla pelle dei lavoratori lombardi. Da quando la misura è stata reintrodotta in Lombardia sono già scattate 27 pratiche per licenziamento collettivo, quantificabili in una perdita di 1,154 posti di lavoro.

Sblocco dei licenziamenti, attesa una nuova ondata

«La maggior parte di questi 1.154 lavoratori è dipendente di una multinazionale che non ha sofferto per le problematiche legate al Covid – spiega Vincenzo Cesare, della Uil Milano e Lombardia a Il Giorno – si tratta di operazioni che il sindacato non intende tollerare. Siamo pronti a mobilitarci in ogni sede».

Si teme per il futuro. Al momento i licenziamenti sono contenuti perchè la misura per ora riguarda solo quei settori non direttamente colpiti dalla crisi, come il manifatturiero o l’edilizia. Quando però lo sblocco dei licenziamenti tornerà a riguardare la totalità delle aziende le perdite di posti di lavoro potrebbero aumentare esponenzialmente.

Secondo i dati della Città Metropolitana di Milano si sono persi, nonostante il blocco, ben 35mila posti da inizio pandemia. «Altri 35mila potrebbero perdersi dopo il primo novembre, con lo sblocco totale dei licenziamenti – spiega il direttore del Dipartimento mercato del lavoro della Cgil Milano, Antonio Verona, a Il Giorno – portando quindi il totale a 60-70mila. In parallelo ci sono però le assunzioni, con nuovi posti che si creano in un mercato che si sta riassestando».

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