tommaso cartia
tommaso cartia

Conversare con Tommaso Cartia colpisce per due ragioni. La prima è la serenità con cui parla degli episodi di bullismo che ha subito per la sua omosessualità, in Sicilia e a Milano. La seconda è la conoscenza della cultura che emerge a ogni episodio che racconta, anche il più elementare. Una sensibilità che lo ha portato da Lambrate a New York, dove oggi lavora come freelance nell’ambito della comunicazione.

Papà “comunista di lotta” e ingegnere. Mamma attratta dallo stile di vita della borghesia milanese. Tommaso cresce come figlio unico in una famiglia che non gli ha mai fatto mancare il supporto e l’amore. Ma in un quartiere che «non era come la Lambrate di oggi». Una periferia gelida, allergica al diverso, che lo porta a vivere anni duri «perché essere esclusi a scuola per un’omosessualità che nemmeno tu hai ancora riconosciuto è una sensazione bruttissima».

Sensazione che fa il paio con il bullismo «ancora più spietato» che vive in Sicilia, a Scoglitti, di cui Tommaso è originario. Una terra che rappresenta, nelle sue estati da ragazzo, rifugio e condanna. Rifugio «perché mi sentivo protetto dall’ambiente che mi rifiutava a Milano». Condanna perché «anche qui ricevevo insulti pesanti: sono arrivati a tirarmi delle pietre per strada».

La prima svolta arriva con l’università. «Quando ho avuto consapevolezza di me stesso ho trovato in Milano un luogo finalmente più accogliente e capito la città di cui mia mamma si era innamorata». Tommaso frequenta la Cattolica, dove si laurea in Scienze della Comunicazione. «Entrai in contatto con molti milanesi “veri” in quegli anni, che da adolescente non vedevo: ho trovato persone di grande apertura mentale». Ma se i primi anni 2000 sono quelli della consapevolezza, è l’America a cambiare tutto.

È il 2005. Tommaso scopre il modo per coniugare la sua passione per la letteratura con un percorso di formazione. Prima vola a San Francisco, di cui ha «un vivido ricordo per i suoi colori forti e per la sensazione di libertà che non avevo mai provato prima», dove frequenta un corso di inglese. Ma è da New York,dove nel 2008 viene selezionato per un master in scrittura creativa in inglese al New York Film Academy, che viene stregato. «Provai un senso di appartenenza immediata alla città: mi sentivo protetto e ho riscoperto il piacere della solitudine come valore».

In Italia torna nel 2010. E inizia un periodo di sei anni che definisce «di transizione e ispirazione per la persona che sono oggi». Trascorsi tra Milano – dove completa il suo libro, Reincarnazione Sentimentale – e Roma, dove lavora per il Roma Film Festival. Ma New York è un richiamo troppo forte e così, nel 2016, si rimette in gioco. «Devo ringraziare Letizia Airos, in questo caso che mi ha dato la possibilità di lavorare come giornalista per il magazine I-Italy». Un’esperienza conclusasi nella seconda metà del 2018, che ha aperto le porte a una nuova fase della sua vita newyorkese.

Ora Tommaso è di base a Manhattan. È sposato con David, drammaturgo americano. E ha avviato un nuovo progetto letterario: The Digital Poet. Una piattaforma dove «porto il mio bagaglio di esperienza nel cinema, nella letteratura e nella scrittura nel digitale: credo che la poesia e le interviste di lungo taglio sianofruibili ancora online, se proposte in un certo modo». Ma il legame con Milano e Scoglitti non vuole perderlo: «Mi vedo a New York domani, ma l’Italia è un appoggio imprescindibile».


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