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19. 01. 2022 18:06

Area C fino in periferia e modello ‘arcipelago’: Milano come Londra

La città pronta al cambiamento epocale, ma i cittadini lo sono?

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Milano vuole fare come Londra, Area C fino in periferia e modello ‘arcipelago’ per la città. C’è da chiedersi, però, se i cittadini siano pronti ad un cambiamento del genere, che appare decisamente storico.

Milano, possibile portare l’area C fino in periferia?

Ieri sera, in Triennale, è andato in scena il terzo incontro  del format The Sweet Tomorrow. Nel dettaglio durante l’evento intitolato Revolutionary Roads, si è discusso di urbanesimo e architettura legati alla sostenibilità: «Perché il mondo non è stato pensato per quanti siamo oggi ad abitarlo» le parole di Mikael Colville-Andersen, Urban Designer / Urban Mobility Expert, oltre che autore e conduttore televisivo. Gli ha risposto Stefano Boeri, presidente della Triennale e già assessore al comune di Milano: «Il suolo è l’arma di una città – le sue parole – ma oggi c’è una scarsa attenzione, soprattutto nel Sud Europa, per le relazioni del suolo con l’architettura».

Prolungare l’area c fino in periferia a Milano, si può fare: ma a che prezzo?

Stefano Boeri, poi, rilancia l’idea: «I dati che abbiamo su Milano parla di un 60% di vetture ferme durante la settimana, un’occupazione di migliaia di metri quadri di lamiere inutilizzate. Questo genera problemi enormi, come il riscaldamento urbano nei mesi estivi. L’idea dovrebbe essere: tassare i parcheggi e implementare strategie di pavimentazione con gli alberi, stiamo cercando di convincere il Comune di Milano a farlo. E poi l’Area C. In questo momento stiamo tassando i vettori privati che provengono da fuori e che non vivono nell’aria centrale della città, dove stanno i valori immobiliari più alti. Stiamo penalizzando le quote di popolazione che, non vivendo nel centro, non hanno nemmeno però una rete di mezzi pubblici sufficienti per ovviare al problema di dover prendere per forza la macchina. L’idea di estendere l’Area Ci fino in periferia anche a Milano, come ha fatto di recente Londra, non è da accantonare, anzi».

La visione della Milano ‘arcipelago’

Boeri rilancia anche l’idea di una Milano ‘arcipelago’: «La  metropoli arcipelago prevede un sistema di aree pedonali attorno a cui si può consentire il flusso delle automobili private e pubbliche. Creare delle isole ad accesso limitato, diciamo». Anche perché il problema, per la città di Milano, è enorme: «Milano riceve 600mila macchine al giorno in ingresso, che raddoppiano il numero delle auto presenti nel comparto urbano. Vengono da centri esterni, sono mediamente coinvolti da questo flusso 1milione e 700mila persone della provincia che non hanno mezzi pubblici, cosa che li obbliga a dover prendere la vettura privata. Cosa me ne faccio della pedonalizzazione in periferia se non ho servizi? È un tema politico, prima che urbanistico».

Eliminare le auto, idea visionaria?

Gli fa eco Federico Parolotto, Senior Partner di MIC – Mobility in Chain: «Fuori dalla cerchia di Milano c’è un mare di persone che non hanno accesso al trasporto pubblico e si spostano solo in auto. L’automobile necessariamente dovrà restare, la mobilità personale non si può negare». Di parere contrario Mikael Colville-Andersen: «La cultura dell’automobile ci ha imposto tutto questo per 100 anni. Bisogna recuperare lo spazio che prima occupavano le persone, vale a dire le strade, che sono diventate di proprietà dell’auto. Qualsiasi strumento che ci aiuti a fermare questo tsunami di infelicità che ha provocato l’urbanesimo incentrato sull’auto è cosa buona. Londra è una delle esecuzioni migliori di questo tentativo, poi esteso anche a Milano, Stoccolma e persino New York. Per la prima volta si comincia pensare a porre fine a questa situazione».

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