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05. 12. 2021 16:02

Stefano Boeri presenta il Supersalone: «Sarà una cosa mai vista»

Stefano Boeri, curatore dell’evento: «Un salone speciale fatto in un momento speciale»

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Finalmente Milano ricomincia a vivere, a riappropriarsi di quegli eventi che l’hanno resa capitale mondiale di settori straordinari come il design. Il SuperSalone, dal 5 al 10 settembre, accende le luci dopo la sciagura pandemica e lo fa non solo con spirito di servizio ma guardando con positività al futuro e a una edizione che arriva a toccare il numero 60. 425 i marchi presenti oltre a 170 giovani e 39 maker. 600 quelli della guida ufficiale del FuoriSalone.

«Il Salone è un salone speciale fatto in un momento speciale – spiega a Mi-Tomorrow, Stefano Boeri, neo curatore della manifestazione e presidente della Triennale -. Ci sono alcune novità importanti perche s’è deciso per un evento più piccolo come dimensioni ma non per questo meno attraente o meno interessante. Anzi. Sarà una cosa mai vista. Un Supersalone».

Stefano Boeri: “Un salone speciale per un momento speciale”

Già, Supersalone. Nome impegnativo.
«Quattro le motivazioni. Prima di tutto perchè è aperto al pubblico fin dal primo giorno e questa è una novità assoluta che significa, sostanzialmente, che oltre a buyers e rivenditori, il pubblico potrà accedere agli spazi del Salone. Seconda ragione è la sicurezza. Abbiamo costruito un layout fatto non più per stand ma su grandi pareti e installazioni verticali che permetteranno di avere una sicurezza assoluta per il pubblico, non ci saranno così assembramenti nè punti di concentrazione».

Terzo aspetto?
«La possibilità di comprare: abbiamo chiesto alle aziende di mettere il qr-code sulla piattaforma web del Salone e chi verrà in fiera con uno smartphone potrà prenotare e entrare in contatto con il rivenditore sul carrello dei prodotti. Quarta novità, insieme ai prodotti ci sono altre cose, come la collezione delle sedie del Compasso d’Oro premiate, 48 scuole internazionali con tutti i loro progetti più belli degli ultimi due anni, 50 design maker cioè designer che lavorano già con le stampanti 3D di loro produzione, Identità golose con il meglio del food italiano con Carlo Cracco, Massimo Bottura, Davide Oldani che mostrano come si crea e si realizza il design del food con il cibo disponibile al pubblico; ci saranno gli alberi di Forestami che verranno piantati nella città e una serie di iniziative culturali. Abbiamo portato la ricchezza culturale dentro al Salone del Mobile».

Grande attenzione è dedicata alla circolarità e alla sostenibilità: come si concretizzerà?
«E’ l’ultimo aspetto ma forse il più importante: tutto ciò che mettiamo nel Salone sarà riutilizzato, non si butta via nulla, non si spreca nulla. E’ un grande passo in avanti».

Lei si è avvalso di un team internazionale: è stato davvero un valore aggiunto?
«Enorme. Abbiamo iniziato a lavorare in maggio attorno a un lavoro collettivo, qualità altissima sia di chi ha fatto l’allestimento delle pareti (Andrea Caputo), di chi ha studiato la selezione delle scuole e makers (Anniina Koivu), di chi ha fatto la grafica (Studio Folder), chi ha studiato e progettato un sistema di arredi componibili e scomponibili (Lukas Wegwerth) e di chi ha fatto il programma degli eventi (Maria Cristina Didero) e con Giorgio Donà del mio studio».

stefano boeri

Parlando di internazionalità, è facile pensare che non ci sarà ancora un gran pubblico dall’estero.
«C’è un 16% di aziende internazionali che è già un risultato eccezionale in un momento come questo. E pubblico internazionale ci sarà, ho avuto dei buoni riscontri dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Germania, dai Paesi nordici. Penso che ci sarà quindi anche un pubblico internazionale. E’ la condizione in cui ci troviamo ora».

Sarà un Salone che vivrà anche online?
«Certo, tutto è in streaming, dalla piattaforma da cui si possono acquistare i prodotti a un Salone online che si può gustare anche a distanza. Sinceramente abbiamo fatto di tutto perché l’esperienza di percorrere questi spazi che sono 50mila metri quadri, e sono tanti, sia indimenticabile».

Che cosa ha sbloccato la decisione di organizzare la manifestazione?
«Credo la convinzione che perdere un altro anno sarebbe stato un errore enorme per Milano, per il design italiano, per l’export italiano ma anche, in generale, per il design internazionale. Milano è la piattaforma mondiale. Così come Venezia ha deciso di fare il Festival del Cinema, noi facciamo il design a Milano. Quello che Venezia è per il Cinema, Milano lo è per il design. Due grandi vettori internazionali che portano la cultura italiana nel mondo e che ospitano il mondo. Non potevamo rischiare di perdere un altro anno».

La Triennale sarà uno dei punti chiave della città: in che modo?
«Sarà l’hub del Salone del Mobile in città e con una mostra dedicata al Salone curata da Mario Piazza. In più in Triennale c’è il design che ti aspetti con la mostra di Enzo Mari, di Vico Magistretti, quella su Carlo Mollino e il Museo del Design completamente rimesso a posto».

Come sarà il dialogo con il Fuorisalone?
«Ottimo. Abbiamo fatto a giugno un incontro in Triennale invitando tutti i protagonisti del FuoriSalone. Un punto storico che non era mai successo. In quell’incontro abbiamo superato le idiosincrasie e le resistenze. Siamo entrati in una fase nuova di grande collaborazione. Del resto la Triennale è il ponte migliore tra Salone e FuoriSalone».

 

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