Un’associazione per Alda Merini: l’iniziativa delle figlie

alda merini
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Promuovere, tutelare, approfondire e diffondere la figura e l’opera di Alda Merini: con questo scopo è nata l’Associazione Culturale Alda Merini su iniziativa delle figlie Emanuela, Flavia e Simona. Nel Consiglio Direttivo, oltre alle eredi, socie fondatrici, ci sono la Presidente Marina Bignotti, per molti anni collaboratrice di Vanni Scheiwiller, amica ed editor di Alda Merini, Cinzia Boschiero e Paolo Recalcati.

Al Consiglio Direttivo si affiancherà un Comitato scientifico formato, tra gli altri, da Ambrogio Borsani, Alberto Casiraghi, Nicola Crocetti, Paolo Di Stefano, Renato Minore, Vincenzo Mollica, Mauro Novelli e Luisella Veroli. Per affrontare una figura come Alda Merini, la cui arte è stata contradditoria e sofferta come la sua vita, Mi-Tomorrow si è rivolto allo scrittore e saggista Luca Doninelli.

E’ a conoscenza che le figlie dell’artista hanno fondato un’associazione per promuovere l’opera della madre?
«No, lo apprendo ora».

Ha conosciuto Merini?
«L’ho sentita in alcune occasioni, ma mai conosciuta personalmente».

Che impatto ha avuto su di lei?
«E’ un personaggio che fa dell’incatalogabilità il suo punto di forza. Lei è sempre stata alla radice del mondo, come d’altronde ogni poeta che fa esistere il mondo daccapo, ciò che esiste lo fa rinascere».

Come giudica i versi?
«Era capace di scrivere un verso all’altezza di Dante e un altro da Bacio Perugina, non era in grado di tenere un livello alto, sotto questo punto di vista era un po’ come Bacon. Questo però non definisce la sua produzione poetica, lei ha fatto cose molto belle».

Quale rapporto ha avuto con la sua opera?
«Ho prodotto il suo spettacolo Magnificat, un recital poetico interpretato dall’attrice Arianna Scommegna: è stato un grande successo. E ho letto i suoi versi».

Ha prodotto una sua opera senza mai conoscerla?
«E’ così, diciamo che ho avuto indirettamente un rapporto di lavoro».

La sua discontinuità artistica è legata alle sue vicissitudini personali?
«Non lo so, io guardo con sospetto quando si cercano i legami di questo tipo. La grandezza di Alda deriva da altro».

Cosa?
«Lei si è messa in gioco con tutto il suo corpo, la sua persona, con i suoi difetti e suoi limiti: ha così espresso una grandezza cha altri poeti, magari più bravi, non hanno raggiunto. In questo era simile a Testori, che è stato il mio maestro e che aveva una grande tecnica, nell’esprimere una tensione e nel non lasciare fuori niente: non è importante che abbia scritto qualche brutto verso, conta che lei era una persona che rischiava tutto».

Qual è stato il rapporto di Merini con Milano?
«E’ stata uno di quei personaggi che mi hanno fatto amare Milano. Ricordo che una volta disse: le fondamenta di Milano continuano a essere costruite: pensava a Ambrogio, Da Vinci, Francesco Sforza, Manzoni, tutti grandi che hanno lavorato in modo straordinario per questa città».

Che contributo ha dato alla città?
«Era un pezzo di Milano, ne conosceva le fondamenta, ci stava al fondo».

L’Associazione Culturale Alda Merini è un primo passo per restituire l’opera di Merini alla città?
«Mi auguro di si, se posso offrirò il mio contributo anche se non sono il più esperto. Mi preme in particolare una cosa: che venga messo in luce adeguata l’aspetto cristiano della sua opera perché lo ritengo fondamentale».

La poesia di Merini si può definire cristiana?
«In lei poesia e preghiera sono una cosa comune, la poesia è preghiera. Posso anche accettare che Manzoni sia stato ateo ma non che si rimuova la spiritualità della Merini».

Manzoni ateo è una provocazione?
«Era quello che sosteneva Carlo Emilio Gadda che peraltro amava molto Manzoni. Merini è molto spirituale anche quando sembra blasfema, in ogni sua parola c’è il rapporto con l’universo, le stelle».

Un grande convegno per il decennale
Appuntamento a novembre con la Statale

La poetessa milanese, nata nel 1931 e morta nel 2009, già apprezzata in gioventù da Spagnoletti, Pasolini, Quasimodo e Montale, è stata riscoperta nella maturità grazie all’attenzione di Maria Corti, Giorgio Manganelli, Giovanni Raboni e di diversi editori, e poi consacrata a partire dagli anni ‘90 con il favore del grande pubblico e l’assegnazione di importanti premi.

In occasione del decennale della morte, avvenuta il 1° novembre nel giorno di Ognissanti del 2009, la neonata associazione si farà promotrice di alcune iniziative tra cui un Convegno, organizzato in autunno in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e dedicato all’opera e alla forte personalità di Alda Merini: si affronterà una figura originale e anti-conformista della cultura milanese, molto amata anche dalle nuove generazioni.


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