Associazione Naviglio Grande, quanti eventi: «Sempre meglio tanta gente che poca»

associazione naviglio grande
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Da 34 anni gestisce un negozio, da quasi tre anni è presidente dell’Associazione Naviglio Grande. Giovanni Nizzola ha visto l’evoluzione di uno dei quartieri più caratteristici della città: a Mi-Tomorrow racconta come sono cambiati i Navigli e le sue ricette per migliorarli ancora.

Per quali ragioni è nata l’associazione?

«Per valorizzare la zona del Naviglio».

In che modo?

«Abbiamo creato tre eventi: il Mercatone dell’antiquariato, la Fiera dei fiori e sapori e l’Arte del Naviglio grande che si tiene a maggio. In tutto organizziamo quindici eventi l’anno con 40mila visitatori ciascuno, in alcuni casi abbiano raggiunto livelli di eccellenza a livello nazionale».

Per esempio?

«Se consideriamo espositori e visitatori il Mercatone è la fiera dell’artigianato all’aria aperta e con ingresso gratuito più importante d’Italia. Dobbiamo ricordarci che i Navigli sono sempre stati una zona di artigiani e di artisti, in queste manifestazioni c’è stato un crescendo di collaborazione tra cittadini e espositori al punto che abbiamo creato un circolo virtuoso».

Quanto sono cambiati i Navigli?

«Un tempo erano un quartieri di operai, poi negli anni 60-70 hanno iniziato a svilupparsi i locali compresi quelli notturni: oggi la nostra associazione, composta da commercianti diurni, è impegnata a ricordare che il Naviglio vive anche di giorno».

Il Naviglio di notte è incompatibile con quello di giorno?

«No, sono diversi, ma alla fine convivono ed entrambi devono fare commercio. Certo noi abbiano la vocazione a promuovere la zona, oltre alle manifestazioni che ho citato facciamo le Luminarie sul Naviglio che sono state importanti per stimolare la realizzazione di ben tre spot pubblicitari nel 2018. Inoltre facciamo il calendario artistico, stampato in 10mila copie, che regaliamo alla città».

Il Naviglio di giorno, insomma, ha una mission diversa da quello di notte?

«Diciamo che c’è una sensibilità differente, faccio un esempio: quando abbiamo fatto le luminarie, che assicurano una ricaduta per tutto il quartiere, è stata fatta una pubblicità di Spiderman che faceva a cazzotti con la nostra iniziativa».

Quanto ha inciso la riqualificazione della Darsena sul boom dei Navigli?

«Ha dato una spinta notevole, ma è stata importante anche la pavimentazione dell’area che comprende la Ripa, l’Alzaia, via Corsico e via Casale. Comunque anche negli anni precedenti c’era un crescendo».

La conseguenza è che spesso recarsi ai Navigli è proibitivo…

«La notorietà determina sempre questo effetto, c’è una grande affluenza di gente perché qui esiste una grande vivacità: meglio tanta gente che poca anche se ciò può provocare qualche problema».

Un problema è la difficoltà a trovare parcheggio.

«C’è il parcheggio di Porta Genova oppure si può utilizzare la metropolitana: la politica della Giunta è di limitare l’uso dell’auto, ai Navigli si può venire benissimo con la metropolitana».

Come si può migliorare una realtà già positiva?

«Con franchezza dico che soggetti come i nostri soci che sono in grado di realizzare eventi a impatto leggero devono essere messi in condizione di lavorare meglio».

In che modo?

«I new jersey messi all’inizio delle vie per questioni di sicurezza ci provocano un doppio costo dovuto all’azione per farli aprire e alla vigilanza: si potrebbe farci pagare quest’ultima mentre per quanto riguarda i new jersey l’assessore Maran ha ipotizzato l’installazione dei pilomat, sarebbe un modo per alleggerirci i costi. Poi ci sarebbe la questione delle pubblicità sui palazzi».

Di cosa si tratta?

«Ci sono palazzi che stanno effettuando lavori di ristrutturazione che sono coperti da cesate con pubblicità che deturpano il decoro della zona».

Cosa pensa della riapertura dei Navigli?

«Non mi dispiacerebbe, ma lo dico a titolo personale».


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