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Milano
22. 01. 2022 18:49

La promessa di Sala di trasformare Milano nella “città dei 15 minuti”: a che punto siamo?

Uno dei progetti più ambiziosi lanciati dall'amministrazione Sala è quello della "città dei 15 minuti": a che punto siamo e quanto è realmente realizzabile?

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Il modello “città dei 15 minuti” che Milano aspira a raggiungere è un modello importato dalla politica parigina, che in Italia è sempre oggetto di dibattito. Il progetto “città dei 15 minuti” è stato infatti studiato e proposto dall’urbanista della Sorbona di Parigi Carlos Moreno ma è diventato celebre quando è stato ripreso e inserito all’interno del programma elettorale dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo: in Italia è tornato oggetto della discussione politica quotidiana nei mesi scorsi, perché richiamato e inserito nei programmi delle campagne elettorale di Beppe Sala, sindaco di Milano e di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma che hanno proposto di rendere “città dei 15 minuti” le loro città.

Che cosa prevede il progetto “città dei 15 minuti”?

Tradotto dal francese “ville du quart d’heure”, il progetto “città dei 15 minuti” prevede lo studio di una accurata riorganizzazione degli spazi urbani: l’obiettivo è che il cittadino, residente in una delle città che aderiscano al progetto, possa raggiungere con 15 minuti a piedi tutto ciò che gli serve per vivere.

Si intende quindi organizzare i quartieri cittadini in modo che si possano trovare lavoro vicino casa – anche attraverso spazi di coworking –, strutture sanitarie, istituti scolastici, negozi, spazi culturali, impianti sportivi, bar e ristoranti: l’obiettivo è quello di eliminare il tempo perso della giornata che ogni cittadino impiega a spostarsi riducendo il traffico e quindi l’inquinamento delle città attraverso politiche di limitazione molto rigide sulla circolazione di automobili e moto. Sarebbe così una buona occasione per ridare vita alle realtà di quartiere, che tornerebbero luogo di incontro e di socialità.

Milano “città dei 15 minuti”? Poco realistico

Nonostante, secondo quanto espresso dai dati dei sondaggi Ipsos per Legambiente, i cittadini italiani apprezzino molto l’idea della “città dei 15 minuti”, tuttavia per la maggior parte degli intervistati il progetto è giudicato davvero poco realistico.

In occasione della campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Milano, nella città si sono svolti diversi dibattiti sul progetto “città dei 15 minuti”: l’esperienza parigina vuole organizzare la prossimità dei servizi essenziali in funzione di ogni cittadino, mettendo questo obiettivo a fondamento del progetto urbanistico che non può però non ricercare un sostegno da parte della politica. Il ruolo della politica infatti deve essere quello di guidare la transizione ecologica con attenzione anche alle realtà singole cittadine perché sia resa accessibile a tutti e non soltanto un privilegio di pochi.

città dei 15 minuti

C’è infatti uno stretto legame tra transizione ecologica e benessere individuale che la politica deve rendere solido: redistribuire i servizi essenziali su una scala di 15 minuti significa ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti in città e allo stesso tempo migliorare la qualità della vita delle persone.

Il ruolo della politica è fondamentale perché questo obiettivo può essere raggiunto soltanto attraverso un coinvolgimento diretto dei cittadini sul territorio: la prossimità spaziale si raggiunge con la partecipazione democratica e con un grande lavoro degli enti civili sul territorio, come i municipi. Una particolare attenzione dovrebbe essere posta alle scuole, pensate come cuore pulsante del quartiere e luogo indispensabile dove imparare a fare comunità.

Milano “città dei 15 minuti” solo nei quartieri centrali?

Il sindaco di Milano Beppe Sala ha puntato sul progetto “città dei 15 minuti” per buona parte di campagna elettorale.

«In questo ultimo anno abbiamo sperimentato quella città in 15 minuti di cui abbiamo spesso parlato, dove si cercano negozi, servizi e spazi di socialità sotto casa e si scopre una nuova dimensione policentrica della città – aveva dichiarato alcune settimane fa il primo cittadino -. Milano sta vivendo il passaggio verso questo nuovo stile di vita proprio grazie ai suoi quartieri che hanno mantenuto una forte identità anche nel cambiamento. Porta Romana e Isola, scelti per le prime due guide, rappresentano bene questo momento. Sono certamente un buon inizio per presentare e far riscoprire la città alla comunità e ai turisti che stanno lentamente tornando a visitarla».

Rimane aperto il problema istituzionale: i municipi milanesi dovrebbero vedere aumentate le loro competenze e venir inseriti in una governance metropolitana più ampia. Non solo. Bisogna tenere in considerazione anche il grande problema delle diseguaglianze sociali che, come in ogni progetto urbanistico, deve essere per la politica il primo pensiero: per lo stadio a cui è adesso il progetto, che non sembra destinato ad evolversi nell’immediato, il modello della “città dei 15 minuti” rischia infatti di diventare un privilegio per i quartieri benestanti che possono permettersi di ottenere risorse per ripensare la propria organizzare urbanistica, a discapito dei quartieri periferici in cui spesso a mancare sono servizi di prima necessità come quelli di assistenza sanitaria.




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